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SEI +UNO

LA SCORCIATOIA CHE PIACE A TE E’ SEMPRE LA PIU’ DIFFICILE

 

UNA NOVENA IN SEI+UNO GIORNI A PERDIFIATO, PER ARRIVARE DA GESU’

 

Meno unol'astronave misteriosa

 

L’astronave “Stella del mattino”, scivolò silenziosa dalle profondità del cielo. Non dal regno delle comete, non dal cuore delle galassie, non dai miliardi di anni delle prime stelle. Da molto più lontano. Non puoi immaginare quanto lontano! Niente accensione dei motori: non aveva bisogno di carburante. Nessuna scia di fuoco disegnata  nel cielo. Una grande “arca di Noè”, pronta per offrire ospitalità. Inizia il grande viaggio. Prima tappa: bisogna imbarcare tutte le costellazioni, il sole, la luna, Venere e Saturno. Poi via a tutta velocità più della luce, più del pensiero. “Carichiamo i mari, gli oceani, i fiumi, le montagne, le cascate, i ghiacciai, l’acqua”. E come si può fare un viaggio così fantastico senza portare i cammelli, le zebre, i leoni, il gatto di casa, il cane al guinzaglio, le galline e i polli. Ma anche gli struzzi, i serpenti, i piccoli vermi, api, ragni, lucertole, pipistrelli e gufi. Pare che manchi il barbagianni. Qualcuno lo avrà dimenticato.

Senza le piante, però, chi ci darà ossigeno per uccidere l’anidride carbonica? Alberelli e alberi giganti, con tutti gli uccelli che fanno il nido, devono salire a bordo. Alla fine il miracolo più strepitoso di Dio: l’Uomo. L’Uomo e la Donna. I ragazzi, gli adolescenti anche se faranno macello, i bambini e i loro capricci, gli anziani lamentosi e teneri. Zio Peppino il calzolaio. Antonio Martello il fabbro. Il contadino Pericu. L’allevatore di mucche e buoi, i vitellini, le pecore bianche e nere, i maialetti con la scrofe, altrimenti chi li allatta. Non possiamo trascurare il bidello, il netturbino. Mettiamoci anche i maestri e le maestre e gli insegnanti, sperando che almeno durante l’escursione spaziale non vogliano fare lezione. Il medico e il prete. Manca il sindaco del paese. Tutti, Tutti trovano posto. E ne rimane per i ritardatari, per chi non ha fatto il biglietto e per chi ha dimenticato le scarpe a casa. Una marea di Gente, di animali, di piante, di stelle, di onde. Non sembra un circo. Molto di più. Un’infinita piazza di villaggio dove tutti fanno festa e ballano e consumano zimino arrosto, coratella, lumache, frittura mista di pesce. Per i ragazzi pizza a volontà: pizza agli angeli, pizza arrabbiata come i demoni, pizza santa. C’è anche la pizza con nutella. Volete che manchi la nutella!

Chissà dove stiamo andando: a Disneyland, allo stadio, ad un raduno mondiale degli spensierati? Sembra che la meta sia ormai vicina. Una stella brilla su una grotta. Atterriamo dove c’è posto. Prova a immaginare il caos, le voci, qualche spintone, nessun incidente. Finalmente una luce abbagliante, un canto bellissimo, mai udito prima, un invito: “Venite!”. Che spettacolo: un bambino dolcissimo che riesce già a guardare tutti negli occhi. Una madre: pare che si chiami Maria. Il padre, secondo la legge dello stato, che si chiama Giuseppe. Inizia l’adorazione con la presentazione dei doni. Il contadino: “Ho portato i carcioffi, quelli con le spine, ma sono i migliori”. “Pericu, Ti do la forza del ferro e dell’acciaio” sussurra Gesù al suo cuore. Poi si fa avanti l’allevatore: “Questo porcetto da latte è la fine del mondo. Alla prossima Pasqua ci potrai fare la cena. Nel frattempo ti procurerò anche l’agnello”. “Amico mio, sei proprio generoso. Ti regalo tanti pascoli fecondi per il tuo bene e quello di tutti”. Arriva un ragazzo e gli porta un cellulare: chissà che Gesù non entri fra gli amici di WhatsApp, pensa. Gesù guardandolo con molto amore gli dice sottovoce: “Quando io avevo la tua età si comunicava solo con le parole, guardandosi negli occhi. Ci accorgevamo se il nostro amico arrossiva o si adirava. Al massimo riuscivamo a trasmettere col telefono senza fili: un giochetto che avevamo inventato noi ragazzi per sentire la nostra voce a distanza. Oggi  voi amate queste macchinette belle. Sarei però curioso di ficcare il naso dentro. Sono sicuro che troverei di tutto.  Ricordati e dillo ai tuoi amici che io parlo nel cuore, amo col cuore, vi sto vicini con tutto il cuore. Conosco tutto di voi, anche se non sto sempre a rompervi l’anima. Voglio che siate liberi e che mi vogliate anche voi un po’ di bene, senza che nessuno vi obblighi. A te e a tutti voi non posso dare altro in cambio se non il mio cuore”. Quel ragazzo si chiamava Andrea. Si senti commosso e abbracciato dallo sguardo del Bambino. Poi lo diceva a tutti: “Non ho mai vissuto un’esperienza così bella! Non potrò dimenticarla più”. E il sindaco e il prete. A, il prete. Arriva vestito con i paramenti solenni dorati, ricamati, preziosi e costosi. Gesù gli fa capire con gli occhi: “Che cosa mi doni, mio bel pretino?”. “Gesù, ti dedico la mia lode; io adoro la tua santissima onnipotenza, la tua onniscienza, la tua maestà altissima. Tu sei creatore increato. L’Adonai. L’Eterno senza tempo”. Gesù fa la boccuccia a punto esclamativo. Poi con tanta amorevolezza gli sussurra: “Tutte queste cose che dici di me io ancora non le ho imparate. Non me le hanno insegnate al catechismo. Preferisco che mi doni il tuo cuore e che mi riconosca ogni volta che incontri un malato, un povero, una madre stanca. Questa è la lode che mi piace”. Ma i doni sono tantissimi e Gesù è felicissimo e tutti fanno una festa povera ma divertentissima e piena di gioia. Il Bambino guarda tutto “quel ben di Dio” e pensa: “Faremo un pranzo da brivido per tutti i poveri che bussano alla mia porta”. E l’astronave “Stella del mattino”? E’ scomparsa. Non si vede da nessuna parte. Adesso capisco. La “Stella del mattino” è davanti ai nostri occhi scintillanti: e’ Gesù. E noi siamo la terra con tutte le sue meraviglie con tutti i suoi uomini e donne che si abbracciano e si baciano, con tutti i bambini che scorrazzano, con i ragazzi, gli adolescenti e i giovani irrequieti e meravigliosi. E’ proprio un paradiso questa nostra terra, quando Gesù è con noi.

 

Pensa con la tua testa

Vedi come Gesù ogni giorno ti regala il mondo. Costruiscilo. Come puoi costruire il mondo che ti circonda senza il cuore? Per questo motivo Gesù, ogni giorno, ti crea un cuore nuovo. Generoso, pronto, coraggioso, impegnato, felice, forte. O ti piace un ragazzo di “pappa frolla”? No. Gesù non ti porta in giro per il mondo a fantasticare. Tu abiti in una città, in una casa con genitori che non hai scelto. Quello è il mondo che devi costruire. Non scappare dietro la fantasia. Ci vuole anche quella per sognare. I sogni più belli, però sono quelli che si fanno ad occhi aperti.

 

E “prova” un’altra cosa

Perché non inventi con i tuoi amici la “banda dei ragazzi fighissimi” che non hanno paura dei bulli, che non temono la scuola, che sono uno schianto quando giocano, che sanno mandare i primi messaggi, diventando rossi da soli, perché il messaggio dice: “TVB” e mi arriva la foto del secolo, in risposta. Fighissimi perché aiutano, perché pregano, perché insieme, perché sinceri e leali. Maschi e femmine.

 

Penultima tappa lungo il sentiero del Natale

Non sconciare in fretta e furia il presepio. Gesù merita ancora qualche visitina. Con babbo e mamma. Ricorda che i doni più preziosi te li fa Gesù. I tuoi compagni musulmani forse non vogliono vedere un presepio a scuola. Rispettali anche quando non riescono a rispettarti. Se li tratti bene, scoprirai nuovi amici. Ma il presepio ci sarà. Ormai siamo vicini a Natale. Anzi è dietro l’uscio di casa. Preparati con entusiasmo. Non avere premura di “scartare” i regali. Intanto, prima li “scarti” e prima ti stanchi. Non è capitato sempre così gli altri anni? Chiedi ai tuoi genitori: i doni del loro amore, la pazienza e la gioia di ascoltarti, il gusto di stare con te, la simpatia per la tua età con i suoi malumori e le sue gioie sfrenate.

 

Prega oggi

Gesù, mio meraviglioso amico. Ti posso chiamare “fighissimo”? Per dire che sei il “meglio”. Nella tua lingua non si usava, ma per noi, ragazzi, vuol dire moltissimo. Aiutami a non sclerare, per dire a “non uscire di testa” o “perdere la testa” in cose sciocche e senza senso. Tu mi guarderai sorpreso. Ti assicuro: “Tutto a posto!. Se lo dico io…”. Sì, Gesù, metti sempre tutto a posto dentro di me, altrimenti non so cosa può capitare. Sai che mi fido di te. Anche quando provo malessere se me ne vado per i fatti miei. Mi fido da morire quando mi dici: “Sono contento di te”. Tu ci credi in me. Grazie, Simpaticissimo Rompi!

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