Natale del Signore

IL FIGLIO MAI NATO

Messa vespertina della vigilia: Isaia 62, 1-5; Salmo 88/89; Atti 13, 16-25; Matteo 1, 1-25;

Messa della notte: Isaia 9, 1-6; Salmo 95/96; Lettera a Tito 2, 11-14; Luca 2, 1-14;

 Messa dell’aurora: Isaia 62, 11-12; Lettera a Tito 3, 4-7; Luca 2, 15-20;

Messa del giorno: Isaia 52, 7-10; Salmo 97/98; Ebrei 1, 1-6; Giovanni 1, 1-18

 

Gesù, come può essere commentata la sovrabbondante grazia della tua Parola, se non attraverso una contemplazione umile e dolorosa, e allo stesso tempo ricolma di gioia?

La tua cattedrale imponente è una grotta, rifugio di pastori e delle loro bestie. L’unica casa “degna” di Te. Nelle altre case abitano coloro che se le possono permettere.

Dentro la cattedrale scintillano tante luci: una portata dal cielo, direttamente dal cuore di Dio; l’altra sorgiva, come una fonte tersa e inestinguibile, e scaturisce dall’amore di Maria e di Giuseppe. C’è poi la luce semplice dei pastori: qualche candela incerta, ma un fuoco di passione e di felicità indicibile.

Una luce, che fa difficoltà ad esprimersi, scaturisce dagli occhi buoni degli animali che circondano la tua paglia e la tua mangiatoia.

Tu nasci nella “casa del pane”: un luogo per poveri, che del pane hanno bisogno come del respiro. In quel nido naturale si nasconde e si svela l’Amore, mai narrato con questi toni e con questo incendio indomabile. L’Amore di Dio che, quando i tempi erano maturi, irrompe dentro i dolori della storia per consolarla e guarirla. Da quel momento, ogni giorni e ogni attimo una goccia di olio è versata sulle ferite dell’Umanità per lenire il bruciore delle domande senza risposta.

Gesù, l’Amore nuovo, come il vino del primo autunno, sei Tu. Perché Tu sei lo Sposo che celebra le sue nozze con l’uomo, con ogni uomo. Tu sei lo Sposo che ci invita al banchetto nuziale, dentro la sala piena di zoppi, di ciechi, di lebbrosi, di peccatori, di disperati: tutti gli altri, che potevano permettersi l’abito di gala, avevano le scuse buone per non venire. Soprattutto non potevano contaminarsi con gli ignobili del mondo, figli di Dio e da Lui amati, figli degli uomini e da loro abbandonati.

Sei tu Gesù colui che riempie di luce il volto dei pastori e fai risuonare le loro orecchie di melodie mai sentite. E mentre ti portano gli umili doni del loro gregge, li ripaghi col dono della primogenitura. Essi i figli amatissimi, come tu lo eri per il Padre.

Gesù, tu sei delicatamente appoggiato sulla paglia, rivestito dell’amore di tua Madre e della premura incantata di Giuseppe, tuo padre davanti a Dio e agli uomini.

Sei lì, vagisci e sorridi, sbadigli e fremi, succhi e ti addormenti. Sei uno di noi. Proprio come noi. Chi lo direbbe? Chi l’avrebbe mai detto? E’ più facile affermare che si tratta di una finzione. Se sei solo Dio custodisci la tua dignità altissima. Se sei anche uomo vero, ti abbassi troppo e tocchi il nostro fango e prendi il nostro odore. Eppure sei davanti a noi, uno di noi. Le promesse dei secoli che diventano attualità. la storia scritta da Dio che aggiunge il capitolo più sconvolgente, quello che racconta come va a finire la storia e si compie la trama della narrazione.

Mi chiedo, guardando il tuo volto, le tue mani appena visibili, le gambine che fremono: Sei nato davvero per tutti? Sei nato anche per chi non ti riconosce nel vicino da tempo detestato, nasci anche per chi conosce più le parole contro che non le parole per. Sei nato anche per chi distrugge l’uomo e la donna fatti a tua immagine e somiglianza?

Mi domando: sei nato dappertutto? Anche dove l’uomo è infangato, reso animale e meno che animale? Sei nato anche dove si brinda dopo la morte del nemico del cuore? Sei nato nelle case che conoscono violenze e ricatti affettivi insopportabili? Sei nato nelle chiese nelle quali il gesto meno vero è lo scambio della pace? E dove si fa la selezione della specie, distinguendo tra chi ha diritto di parola e di cittadinanza e chi non ce l’ha? Nelle comunità nelle quali la casa del pane “spezzato” e del vino “versato” si trasforma in casa di pasti interminabili per pochi intimi?

Gesù, il mio cuore scoppia di gioia. Eppure è gonfio di dolore. Non capisco niente.

Forse perché stai cercando di nascere dentro di me ed io continuo a dirti che per te non c’è posto nel “mio albergo”. Gesù, quanto mi piace una grotta al buio più totale, dentro la quale tutti camminiamo a tentoni, incerti. Finché non incrociamo i tuoi occhi di Bambino e comprendiamo che Tu sei lì, a due passi.

 

Don Mario Simula                                                             

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