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Don Mario Simula

Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

V DOMENICA
DEL TEMPO ORDINARIO-ANNO A

"La debolezza irresistibile della croce"
Letture: Isaia 58,7-10; Salmo 111; 1Corinzi 2,1-5; Matteo 5,13-16

Concerto in ricordo di
don Mario Simula

Sabato sera una chiesa gremita ha ospitato un emozionante concerto in ricordo di don Mario Simula.

La parrocchia di Mater Ecclesiae desidera ringraziare il Coro Gioacchino Rossini che ha curato il concerto, la famiglia di don Mario per la partecipazione e la generosità di tutti i presenti: le offerte raccolte alla fine della serata contribuiranno a finanziare la partecipazione dei giovani - tanto amati da don Mario - alla Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà ad agosto a Lisbona.

(Ringraziamenti tratti dalla pagina dei social da parte della Comunità di Mater Ecclesiae)

Grazie alle tre formazioni della “G. Rossini” al completo! Grazie al Direttore del Coro dell'Associazione Musicale G. Rossini Clara Antoniciello. Grazie al Direttore delle Voci Bianche e Le Note Colorate Maria Antonietta Diez. Grazie a don Massimiliano. Grazie al gruppo dei giovani della Parrocchia. Grazie a tutta la Comunità di Mater Ecclesiae. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato al 1º Concerto in "Ricordo di Don Mario Simula". Grazie a don Mario per quello che è stato e continuerà ad essere per tanti di noi. Vivrà sempre nel cuore di quanti lo hanno voluto bene.

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“Nel libro che leggerai,

mediterai e pregherai, farai un percorso,

ritroverai Dio.

Lo vedrai con i tuoi occhi,

lo toccherai con le tue mani,

ne scoprirai la voce con le orecchie,

lo respirerai a pieni polmoni,

lo gusterai come miele selvatico ma dolcissimo.

La scoperta sarà una folgorazione:

Il Cuore Puro ti permetterà di vedere l’invisibile,

di vedere Dio”

(don Mario Simula)

Tutti siamo un po' buoni. Tutti doniamo qualcosa. Obbediamo alla naturale vocazione alla solidarietà. Questo atteggiamento da persone con la coscienza apposto, in realtà un atteggiamento da sazi e da soddisfatti, sembra bastarci.
La Parola di Dio ci fa entrare molto più in profondità riguardo al bene da compiere. Vuole condurci a scoprire le motivazioni e gli effetti del bene che compiamo.
Sullo sfondo di ogni atto di bontà, vuole che intravvediamo “Dio servito negli ultimi”. Ci aiuta a prendere coscienza di un amore consapevole, generoso e totale, che assume, se vissuto alla maniera di Dio, la colorazione di un sacrificio profumato, proteso come incenso verso di Lui.
Dobbiamo capire questo: se dividiamo, se accogliamo, se vestiamo, se diamo un tetto, se visitiamo, se ci accorgiamo senza clamore dei bisogni, sorgerà come aurora la nostra luce.
In quei momenti di dono delle nostre persone e del nostro amore non siamo i benemeriti della generosità. Piuttosto guariremo dalle nostre ferite, perché Dio le rimarginerà. Scoprendo i bisogni di chi ci sta attorno, mettendoci al servizio di questi bisogni, ogni nostra preghiera rivolta al Signore, troverà la sua risposta. Noi lo invocheremo e sarà Lui a dirci: “Eccomi!”. Sarà Lui a mettersi a nostra disposizione.
La nostra luce brillerà fra le tenebre, e le nostre tenebre saranno come un tramonto radioso, se ci spenderemo contro l'oppressione, contro le parole ingiuste, contro ogni sopraffazione, contro ogni fame blasfema, contro ogni silenzio davanti al cuore afflitto, contro ogni emarginazione del malato e dell'anziano e di ogni persona che non accresce la nostra visibilità.
Tuttavia dobbiamo ricordare sempre che non sono soltanto gli altri a trascurare l'amore. Talvolta siamo noi a dimenticare l'amore. Non riconosciamo il Volto di Dio, ciò che gli dà gioia.
Se noi serviamo a qualsiasi costo la giustizia, se abbiamo il coraggio delle nostre opere contro corrente e fuori moda, contrarie alle opinioni maggioritarie, ci seguirà la Gloria di Dio. Dio sarà dietro di noi per incoraggiarci, per rendere irresistibile la nostra azione, per trasformarla in denuncia coraggiosa e piena di speranza, instancabile anche se motivo di sofferenza.
Pensiamo seriamente a ciò che scrive san Paolo, scrivendo a noi anche se la lettera è destinata ai Corinzi. Scopriamo un'ulteriore ragione che ci deve spingere a condividere l'amore. Paolo non sa altro se non Gesù Cristo e Cristo crocifisso.
Amo gli inamabili, visito gli inospitali, nutro chi non può restituirmi la stessa attenzione perché essi sono “il nulla”.
Perché non so altro se non Gesù Cristo e Gesù Cristo Crocifisso. Dietro la maschera della miseria di ogni tipo c'è il suo volto.
Non possiamo rimandare come persone e come chiesa le domande inquietanti del Vangelo. Perché siamo chiamati ad amare le povertà? Perché siamo mandati a sconfiggere le ingiustizie? Perché dentro di noi deve bruciare il fuoco dell'indignazione contro ogni opulenza e stando accanto ad ogni miseria?
La risposta è una sola: noi conosciamo Cristo Crocifisso. Noi siamo debolezza di Cristo Crocifisso. Noi siamo debolezza dei nudi, degli affamati, degli smarriti, degli inascoltati, degli anonimi, degli scartati, dei miserabili, dietro i quali e nei quali è Gesù il Crocifisso.
Essere Luce che brilla visibile per tutti. Essere città sopra il monte, essere sale che insaporisce di forza e di franchezza la nostra presenza nella storia di tutti i giorni è ciò che Gesù chiede.
A Gesù non piacciono né i credenti né le comunità camuffate, timorose, nascoste, che non scandalizzano mai nessuno, perché rassomigliano a tutti i pagani del mondo.
Anche se con fatica, la nostra luce deve risplendere, il nostro sale deve insaporire.
Gesù va oltre. Tutti devono vedere le nostre opere buone, non perché possano darci gli attestati di benemerenza o le medaglie al valore, ma perché guardando la nostra vita, glorifichino il Padre che è nei cieli.
O un'autentica rivoluzione evangelica sconquassa la nostra vita e le nostre comunità oppure lentamente moriremo di insignificanza. Avremo tenuto nascosto il volto e l'amore di Gesù. Avremo ostentato, esclusivamente, il nostro volto sbiadito.

Gesù,

tutte le volte che accetto il confronto con il tuo Vangelo

che mi chiede di mettermi al servizio delle povertà,

che mi chiede di brillare per lo stile di vita,

provo una strana voglia di non seguirti.
Tu, Gesù,

sei stato scandaloso sopra ogni misura.
Tu, Gesù,

mi hai scandalizzato con la tua nascita povera,

col silenzio di Nazareth,

con la scelta di una vita normale.

Tu, Gesù,

mi hai scandalizzato

schierandoti dalla parte degli ultimi.
Tu, Gesù,

mi hai scandalizzato

con il tuo amore misericordioso per i peccatori.
Tu, Gesù,

mi hai scandalizzato

quando hai posto il culmine del tuo amore

su quella croce alla quale eri appeso.
Gesù,

il tuo scandalo è per me una medicina,

un invito pressante,

una urgenza che vuoi condividere con me.
Gesù,

non esiste un'alternativa alla croce.
Gesù,

comprendo che non esiste altra sapienza

se non conoscere Te Crocifisso.
Sarà scomodo tutto questo;

ma è l'unica strada attraverso la quale

posso dare senso alla mia esistenza di credente e di discepolo.
Gesù,

per me è più facile ripiegarmi sui miei malesseri interiori,

sulle mie crisi sterili e noiose, sulle mie lamentazioni.
Mi è più difficile

accorgermi dei drammi umani e muti

che mi circondano.

Mi è più difficile condividerli assieme a Te.
Gesù,

non ti nego che la tua richiesta

è dura,

esigente,

liberante a caro prezzo.
Riconosco che se ti seguo posso diventare anche io scandalo,

intralcio,

persona scomoda.

Crocifissa.
Ma per quale altra strada potrei camminare?
Ho bisogno di una cosa sola per avere coraggio e forza.

Ho bisogno di “sapere” solo Te Gesù, e Te Crocifisso.

Soltanto quando le tue piaghe

mi avranno attraversato l'anima,

il cuore,

il corpo,

le notti e i giorni.

Soltanto quando la mia debolezza

avrà incontrato la tua potenza

sarò luce,

sale,

offerta gradita a Te,

incenso profumato

per il conforto di chi non conosce profumi e unguenti di dolcezza.

(Dai Commenti allaParoladi Dio di don Mario Simula)

Il libro "Lettere a Dio" è un dialogo immaginario tra persone di tutte le età con Dio. Un testo apparentemente veloce. In realtà offre l'opportunità di meditare in modo personale sulla vita, sulla fede e di confrontarsi in gruppo. Tanti i temi presenti. Emergono fin dall'introduzione: "Se nella vita non avessi parlato a Dio anche per lettera, oggi mi ritroverei alla ricerca di un destinatario dei miei interrogativi. Prima scrivevo lettere di mio pugno, come se fossero altrettante immagini della mia persona. Oggi siamo immersi nelle mail. Non mi ritrovo più. Sono frastornato perché non so con chi parlo. Continuerò a scrivere. A Dio. Lui vuole vedere le mie righe dritte e storte, se mi inalbero puntando in alto o se mi deprimo scivolando in basso. In queste lettere c'è tanta umanità che abitualmente non ha voce e le cui lettere si perdono sempre per strada". Si riscontra subito un'eco veterotestamentaria, quella tensione al dialogo sofferto e combattuto con Dio che è tipica dei salmi: la fede nasce quando, anche nel dubbio, riconosciamo il Creatore, come il primo Tu della nostra esistenza.
La lettera si rivela il modo più autentico per sperimentare e vivere questo dialogo.

Sei mesi senza don Mario

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