Don Mario Simula

Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO-ANNO C
Il rischio di andare da "nessuna parte"
Isaia 66,18-21; Salmo 116; Ebrei 12,5-7.11-13; Luca 13,22-30

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F.to di don Mario Simula

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Diocesi in lutto per la scomparsa
di don Mario Simula

Diocesi in lutto per la morte di monsignor Mario Simula, già vicario generale nel periodo in cui l’arcivescovo di Sassari era padre Paolo Atzei. Il sacerdote, molto conosciuto a Sassari e in tutta la Sardegna, era ammalato da diverso tempo. Nato a Ittiri, nel 1942 da un famiglia profondamente radicata nelle fede che, fin dall’infanzia, gli ha insegnato i valori cristiani.
Grande studioso, autore di diverse pubblicazioni. Instancabile, diretto, abituato alle battaglie e a non fermarsi di fronte alle difficoltà anche quelle che sembravano insuperabili, don Simula fondò dal nulla la parrocchia di Cristo Redentore nel quartiere di Carbonazzi. Fu uno dei primi passi appena nominato parroco dal vescovo Salvatore Isgrò (nel 1986): allora a Carbonazzi - come amava raccontare - «c’era solo un terreno incolto dove erano stati raccolti i detriti delle costruzioni realizzate, pezzi di vecchie gru e materiale da riporto».

Per un periodo la messa venne celebrata nella parrocchia della Sacra Famiglia alla Brigata Sassari e intanto in quel terreno brullo venne realizzato un salone per ospitare la chiesa. Quella “vera” cominciò a prendere corpo il 25 novembre 1995, fu il vescovo Isgrò ad aprirla e dedicarla al Cristo Redentore. Negli anni la chiesa è cresciuta, è diventata punto di riferimento e centro di aggregazione sociale con una grande attenzione ai più deboli, come ha voluto don Mario. «Sono prete – diceva – la grazia di esserlo è solo dono di Dio». E poi: «Credo di avere una testa che pensa con la propria testa».

«Con la scomparsa di Monsignor Mario Simula viene a mancare una figura di riferimento per la Chiesa di Sassari, ma anche, per la comunità di Ittiri per cui  ha sempre rappresentato un esempio di umanità, generosità ed altruismo – si legge in un comunicato del comune di Ittiri. Gli insegnamenti di Mario Simula rimarranno, sicuramente, nel cuore di tutti coloro che hanno avuto l’onore di conoscerlo e guideranno le loro vite in un percorso di crescita personale e verità in modo tale che, il suo ricordo, rimanga vivo in ognuno di noi.»

 

 

 

 

 

 

 

 

Amico fraterno di mons. Giusti, sacerdote di Sassari, mons. Mario Simula è morto ieri. La notizia ha rattristato molti livornesi che in questi anni avevano conosciuto e apprezzato il sacerdote attraverso le sue catechesi agli insegnanti, al clero, agli operatori pastorali e avevano letto i suoi articoli sulla rivista della Diocesi Sentieri, di cui era stato uno dei primi redattori. Nel suo ministero sacerdotale don Mario era stato vicario generale della diocesi di Sassari e fondatore della parrocchia di Cristo Redentore, nel quartiere di Carbonazzi sempre a Sassari; prete molto attento ai giovani e alla loro educazione, negli ultimi anni aveva anche aperto un blog e un canale youtube per dialogare con loro, con il loro linguaggio. 

Questi i primi commenti di alcuni redattori della rivista Sentieri, alla notizia della morte di don Mario

MARIACHIARA MICHELINI: Mi dispiace molto. Ha sempre offerto un contributo competente, sereno e propositivo alla Chiesa. Ringrazio Dio di avermelo fatto incontrare.

DANIELA NOVI: Un pilastro nella formazione degli educatori e animatori dell'Azione Cattolica e un esperto del mondo degli adolescenti come pochi.

DINO BOFFO: Che dolore! Un prete speciale: colto, libero, leale, seguace vero del Signore Gesù; ne ho un ricordo splendido, luminosissimo.

Chiara Dominici: E' stato un onore conoscerlo! Non smetterò mai di ricordarlo, mi è subito entrato nel cuore, gli volevamo bene davvero e continuiamo a volergliene. Gli chiederò ancora aiuto per la rivista e sono sicura che in qualche modo si farà sentire. Sentirò la sua risata e poi il suo accento sardo che  mi piaceva tanto con cui mi diceva: "Ok ci penso su e ti scrivo l'articolo".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Un volo a passo di danza": questo è stato il nostro cammino con te, Don Mario.

Le tue parole hanno sempre dato voce alle emozioni, ai balli, alla musica che abbiamo condiviso con il mondo. Hanno scritto la nostra storia. Il tuo sorriso ha accolto i Popoli nella Messa che hai celebrato per anni, "leggera nelle danze, variopinta negli strumenti, sorprendente nelle melodie".

E tu sarai con noi, nel ricordo gioioso, ogni volta che la rivivremo.

Grazie, per il dono prezioso della tua amicizia.

  • Grazie per il dono che sei stato e per quello che ci hai donato ... Grazie don Mario

  • Ci mancherà, ma da lassù continuerà ad essere per noi guida e consolazione

  • Don Mario ora che vivi nella luce inestinguibile dello Spirito santo continua a guidare i nostri passi.

  • Un grande formatore per tutti noi.

  • Mi dispiace tantissimo una persona speciale, mancherà tantissimo il suo sorriso; la sua positività darà sempre forza a chi ha avuto l'onore di conoscerlo. Anche da lassù riuscirà a trasmettere la sua volontà. Ci darà coraggio per continuare a fare i catechisti. Riposa in pace don Mario.

  • Un prof. da cui si percepiva la spiritualità e che dire delle relazioni catechetiche guida per una ragazzina di 18 anni che iniziava la sua missione come catechista....Dopo il mio prof  don Raimondo Satta, adesso gli va incontro don Mario Simula. La Chiesa Turritana ha l'assenza umana di un pilastro spirituale. Lui il primo in diocesi che si è posto il problema della catechesi e disabilità, il primo a formare noi catechisti  offrendoci un corso su catechesi e disabilità; il primo a toccare con mano il problema di noi mamme  con figli disabili e la parrocchia. Don Mario ci mancherà tanto.  Ci guidi dal cielo.

  • La Chiesa Turritana  perde un pilastro della Catechesi. Lui il primo in assoluto che si è formato, ha studiato e  ha iniziato a parlare  e a portare avanti progetti su Catechesi e Disabilità. Grazie don Mario ora brilli vicino al Signore.

  • Eternamente grata per i corsi di formazione fatti a noi catechisti in tanti anni.

  • Don Mario Simula grande maestro della catechesi e un GRANDE sacerdote. Il Signore lo accolga nelle sue braccia.

  • Ungrande testimone di fede

  • Buon viaggio in paradiso don Mario ora ti occuperai da lassù dei nostri figli con disabilità. 

(Ci scusiamo se non abbiamo inserito tutti i messaggi ricevuti ma siete stati davvero tanti ad aver avuto un pensiero per don Mario. GRAZIE)

DON MARIO SIMULA

"Don Mario" sacerdote sorridente

conquistava i bambini col sorriso

nell'Acierre, piccol paradiso,

era puro nel cuore e nella mente.

"Giulia e Lussurio" fedeli al "Vangelo"

misero al mondo nel borgo natio

undici figli donati da "Dio"

sotto la volta stellata del cielo.

Mario in questa famiglia esemplare

da piccolo amava la preghiera

un bacio alla "Madonna" ogni sera

nel cuore non smetteva di cantare.

Si alzava la mattina di buon'ora

per fare a "San Pietro" il chierichetto

serviva all'altare con affetto

la "Santa Messa" e un'altra "Messa" ancora.

Vedeva il suo caro fratellino

andare al "Seminario Turritano"

tornare a casa col "Rosario" in mano

stava per diventare "Don Peppino".

Un giorno "Mario" udì una voce viva

"Gesù" chiamava lui in "Seminario"

a "Sassari" amico straordinario

"Cuglieri" teologia gioia festiva.

"Ittiri" al loro paese natale

"Paolo Carta" pieno di esultanza

ordinò sacerdoti con speranza

"Mario e Antonio e Tore" nel Piazzale.

Coi ragazzi a "Lu Bagnu" ai campi-scuola

preghiere, giochi e scherzi in allegria,

quando partivan quanta nostalgia

per consolarli offriva "Coca Cola".

A "Roma" approfondì la Catechesi

collaborando ai nuovi catechismi

perfezionò i suoi vivi carismi

a "Sassari" infiammava i cuori accesi.

La "Parrocchia" di "Cristo Redentore"

fondò nel quartier di "Carbonazzi"

le famiglie incontrava nei palazzi

nella "Chiesa" era il vero "buon pastore".

Docente a "Scuola" e a "Scienze Religiose"

affascinava i preti e gli studenti

con la "Bibbia" accendeva i cuori ardenti

le sue parole erano armoniose.

" Paolo Atzei" lo nominò "Vicario"

padre ed amico e guida intraprendente

affabile e fraterno con la gente

tutti conobbero il vero "Don Mario".

Scriveva con finezza in "Libertà"

la sua penna aveva pochi eguali

spiegava letture domenicali

con pensieri d'alta spiritualità.

Sensibile all'ascolto degli amici

sobrio e delicato nel parlare

il suo segreto era ascoltare

tutti voleva rendere felici.

Lasciata "Carbonazzi", a "Prunizedda"

"Mater Ecclesiae", per dare una mano

al parroco "don Massimiliano"

in onor di "Nostra Signora Bedda".

Un morbo ascoso lo assalì fatale

soffriva senza perdere il sorriso

al suo "Don Fabio" una carezza in viso

quando fu ordinato in Cattedrale.

Sommerso dal dolore era paziente

all'ospedale la notte su uno scranno

nessun lamento pur nel grande affanno

non c'era posto per il sofferente.

Ora ritorna al "Padre" a cuor sereno

accogliendo di Dio la volontà

nel ciel risplenderà la sua bontà

vivrà in eterno di letizia pieno.

Ora ritorna al "Padre" a cuor sereno

accogliendo di Dio la volontà

nel ciel risplenderà la sua bontà

vivrà in eterno di letizia pieno.

Babbo e mamma incontrerà lassù

abbraccerà "Giovanna" e "don Peppino"

contemplerà il dolce volto divino

faccia a faccia per sempre a tu per tu.

Mons. Pietro Meloni

SASSARI - 4 agosto 2022

Festa del Santo Curato d'Ars

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Anche la Diocesi di Livorno
in lutto per la scomparsa
di don Mario Simula
 
Associazione Culturale e Folklorica
Ittiri Canneddu
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I Catechisti della Diocesi ricordano 
don Mario
 
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Monsignor Pietro Meloni ricorda
don Mario Simula
con una poesia da lui composta
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Padre Morittu della comunità di S'aspru ricorda con questo video
don Mario Simula
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Ci può sembrare molto esigente il nostro Maestro quando ci dice che dobbiamo sforzarci di entrare per la porta stretta, ci sembra troppo esigente. Ci viene da chiederci: “Perché passare per una porta stretta? Ne esistono anche di larghe”. Riflettendo ho capito che, passare per la porta stretta non è una durezza da parte di Dio, ma è un'esigenza dell'amore. L'amore è grande quanto l'universo, non si lascia sconfiggere dall'oceano e nemmeno dai grandi incendi. Quando però dobbiamo viverlo, domanda inesorabilmente di passare per la porta stretta. Per una via, cioè, di lavoro su se stessi.

Amare è sempre rinunciare a parte di se stessi per poi ritrovarci realizzati nell'amore che abbiamo cercato. Amare non è dire: “Signore, Signore” dando per scontato che il nostro cuore sia aperto; come se bastasse vivere dentro il chiuso di una chiesa rachitica, per credere che amiamo Dio e che conosciamo Gesù. Dio non lo si trova perché qualcuno ci ha fatto percorrere la scorciatoia. Dio lo si trova mettendo, passo dopo passo, tutti i tempi che sono necessari per costruire una cosa nuova come Lui la vuole. A volte, noi che abbiamo familiarità con gli ambienti di chiesa, chiediamo di entrare in una corsia di preferenza, dentro un privilegio dovuto, saltando la fatica, gli ostacoli, il lavoro su noi stessi. Se ci presentiamo a Gesù dicendo: “Ma abbiamo mangiato con te, abbiamo bevuto in tua presenza, ti abbiamo ascoltato quando parlavi nelle piazze”, Gesù non ci mette i tappeti sotto i piedi. Gesù forse ci dirà: “Non so di dove siete. Perché mentre elevavate le vostre preghiere impeccabili da un punto di vista rituale, la vostra vita parlava un altro linguaggio che non mi era familiare”. E' proprio vero che il Vangelo è oltre gli steccati, è oltre i recinti.

Il Vangelo attrae, tante volte, più i lontani che i vicini, perché i vicini lo danno per scontato. E' questo il grido del profeta nel quale appare la visione del regno di Dio, invaso dalle popolazioni più impensate. Il profeta vuole farci comprendere che saranno esse ad annunciare la gloria di Dio, mentre Israele si attarda nell'offrire sacrifici di tori e di capri con profumi di incenso che non scaturiscono dalla fede del cuore.

L'emergenza della nostra Chiesa, oggi, consiste nelle chiusure, nelle correnti, nei partiti: Io sono di Pietro, io sono di Apollo, come se Cristo fosse diviso. E mentre noi perdiamo giorni e giorni attorno a queste discussioni vuote, e spesso distruttive, il mondo bussa alle nostre porte. Come si supera l'emergenza? Con l'atteggiamento dell'amore che passa per la porta stretta. Ciascuno di noi con il suo sacrificio, ciascuno di noi con la sua prova, tutti insieme con lo stesso amore.

La lettera agli Ebrei ha un modo efficace e nuovo per parlarci della porta stretta. La chiama: correzione del Signore. Occorre che la correzione del Signore venga accolta da tutti noi. Lui è un Padre. Come può un padre amare il figlio se, vedendo i suoi sbagli, non lo corregge? A costo di vederlo soffrire. Il Padre sa che quella correzione dolorosa porta un frutto di pace e di giustizia. Il Signore corregge colui che egli ama e percuote chiunque riconosce come figlio. E' duro da comprendere. E' duro da accettare. Questa è la strada. Questa è la porta stretta che ci fa entrare nel Regno. Ci viene da scoraggiarci? La Parola di Dio, intrisa della tenerezza del Padre, ci dice: “Rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate dritti con i vostri piedi”. Se ci fidiamo di Dio, il nostro terapeuta interiore, il medico delle nostre anime deboli, anche la stanchezza guarisce e diventa forza, energia, decisione, amore. La famiglia di Dio si costruisce così: Davanti a noi una porta stretta. Dio non accetta che ci schiacciamo per arrivare primi. Vuole che, ad uno ad uno, andiamo oltre, dove c'è Lui. Nella sua Casa: “Vi sono ultimi che saranno primi e vi sono primi che saranno ultimi”.

Gesù, non è da oggi che ho capito che devo passare per la porta stretta. Mi è capitato tante volte da quando esisto. In certi momenti volevo proprio lasciarti cantare, come se tu mi volessi imporre un giogo inutile e severo. Eppure quante volte sono passato per la porta stretta.

Oggi, Gesù, quando penso che la mia parte l'ho fatta tutta e che merito la giusta pensione, mi accorgo che le porte strette rimangono tutte. Sembra, anzi, che si moltiplichino. Mi devo piegare per entrare? Posso tornare indietro e trovare una strada più agevole? E se io facessi di testa mia?

Tu mi guardi, Gesù, e mi dici: “E' stretta la porta o ti rimane stretto l'amore verso di me? Prova a guardarti dentro e chiediti dove hai smarrito il primo amore. Se non avrai paura a darti una risposta non avrai nemmeno paura di passare per la porta stretta”. Gesù, ti stai accorgendo che ti sfido con i miei occhi? Ti stai accorgendo che davanti a te assumo un atteggiamento risentito? Come se tu non avessi la sapienza di chi mi indica la strada giusta. Il mio sguardo non ti mette paura, non fa abbassare il tuo. Non teme la sfida. E' dritto come una lama tagliente, e mentre io resisto a voler insistere, tutto il tuo volto diventa, lentamente, dolce, accogliente, comprensivo, tenero. Mi accorgo che vorresti abbracciarmi. Però non osi ancora farlo perché sai che io non sono pronto a fare spazio ai tuoi gesti d'amore. E' così semplice allora pensare che la tua correzione (perché questa è la porta stretta!) mi risulta così amara che tengo la bocca stretta stretta, e il cuore chiuso e le orecchie sorde, pur di non sentire la verità che vuoi dirmi. Così passo tanti giorni. Poi il fuoco del tuo spirito mi aiuta, lentamente, a comprendere che solo l'amore corregge, che solo l'amore ha il coraggio di far soffrire buttando il mio amore inquinato dentro la fornace ardente che brucia mentre purifica. Inizio a capire, Gesù, che tu mi correggi perché mi ami. E se non mi correggessi significherebbe che ti sei stancato di amarmi per la durezza del mio cuore. Gesù, mi sento una sagrestia ammuffita e non una casa profumata di luce. Se sto con le mie inutili certezze, rischio di sentirmi dire: “Io non so più chi tu sia: sei irriconoscibile! Non sei più quello di una volta”. Le mie gambe vacillanti e i miei piedi stanchi rischiano di rimanere azzoppati, senza direzione. Gesù, ho bisogno di iniziare una terapia del cuore con Te. Non so dove trovo il coraggio. Sento, però, di doverti dire: “Non badare alla mia sofferenza. Lascia lavorare soltanto il Tuo amore”.

Don Mario Simula

(Tratta dai Commenti alla Parola di Dio di don Mario Simula. Agosto 2019)

Preghiere d'autore

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 Mario Simula

Nel Segreto del Cuore

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