LA DONNA DEL PIANEROTTOLO

"una Meravigliosa Sconosciuta"

Mese di maggio: tempo di conoscenza, tempo di bellezza.

Tempo di fioritura e tempo di promesse.

Voglio viverlo in questo modo: facendo ogni giorno un passo avanti per maturare un incontro.

Sempre sorprendente, inatteso, pieno di stupore.

Farò in modo che in me cresca il desiderio.

Dio ha piantato la vigna con amore.

Gesù è il Figlio che la cura con tenerezza premurosa

Quel monolocale al terzo piano, era rimasto vuoto.

Non era un’abitazione ambita. L’affitto costava molto più del valore.

Maria non aveva mai dimenticato il tempo trascorso con umiltà in quella casa. Dentro quelle quattro mura era maturata la sua maternità.

Adesso che suo figlio era ritornato al Padre, voleva con tutto il desiderio, ritornare per qualche tempo tra le persone che l’avevano accolta senza pregiudizi. L’amore e la benevolenza avevano caratterizzato i rapporti che la vicina di pianerottolo le aveva sempre riservato. Anche il giovane del quinto piano era rimasto con una nostalgia incomprensibile ma intima verso una donna che non spendeva una parola per farsi valere. La apprezzava per la sua semplicità, per la dolce sobrietà che le era caratteristica, per la prontezza a dare una mano, per le parole dettate dal cuore e mai imprudenti.

Maria decise di ritornare in mezzo a noi. Non doveva trascorrere molto tempo fuori della sua terra. Semplicemente voleva sperimentare la bellezza di un amore che non ha confini, né barriere.

Voleva, ancora una volta, rendersi conto che non sono la lingua, la razza, le abitudini, il cibo, le preghiere a creare differenze ostili. Tutte le diversità parlano il linguaggio gratuito della ricchezza.

Maria lo aveva sperimentato nel primo soggiorno, stando in mezzo a noi e voleva ritornare a viverlo, per lasciare un’impronta indelebile.

Arrivò con una nave destinata al soccorso dei profughi. Non come profuga, ma come cittadina, con quella dignità che appartiene a chi sa riconoscere il suo valore senza fare mai violenza e senza lasciarsi schiacciare dal vittimismo.

Veniva come capitava ai nostri emigranti che, ritornando nel loro paese, portavano con sé nostalgia ed esperienza.

Domandò di poter rivivere nella casa di sempre. Il padrone non ebbe difficoltà. Sapeva di trovarsi davanti ad una persona affidabile e buona, che pagava la sua quota con puntualità e poteva soltanto arricchire la qualità di vita del condominio.

Impiegò pochi giorni per riassettarla. E subito fu pronta al lavoro. Era stata chiamata da una signora che aveva bisogno di una donna a tempo pieno.

Maria rispose portando con sé la gioia del cuore, la serenità dell’anima e dei pensieri, la raffinata attenzione fatta di premura e di delicatezze.

Avrebbe reso un meraviglioso servizio e sarebbe riuscita a mettere da parte qualche risparmio molto prezioso per il ritorno nella sua patria.

Si preoccupava di tutto. Per lei la signora Menica, ormai ottantacinquenne, era come una madre o una nonna. Occorreva alzarla e coricarla. Aveva bisogno di essere lavata e curata. Per lei era necessario un menù speciale e un’attenzione speciale da parte del medico di famiglia. Era autosufficiente perché era lucida nei discorsi e nei ragionamenti. Il corpo aveva, tuttavia, bisogno di tutto: anche delle cose più umili che si fanno soltanto per amore.

Maria non si faceva pregare per rendere tutti i servizi. Anche i familiari della signora rimanevano sorpresi dagli atteggiamenti buoni, dalla delicatezza di questa donna che veniva da lontano. Le riservavano una fiducia incondizionata. Essi stessi le chiedevano qualche servizio, perché la trovavano molto più attenta di numerose altre donne alle quali avevano chiesto aiuto altre volte.

La donna, benedetta da Dio fra tutte. La Madre di Gesù. La creatura piena di grazia e di santità si piegava ai lavori più umili. Aveva capito con chiarezza che la grandezza di una persona consiste nella capacità di amare. E Maria sapeva amare. Sapeva dare all’amore il sapore delle cose di tutti i giorni. Non servivano gesti clamorosi o segni miracolosi per far comprendere, alle persone che incontrava ogni giorno, la presenza di Dio.

Il ritorno di Maria era apparso subito come una luce fatta di cose quotidiane, splendenti per l’amore, belle per la qualità e l’immediatezza naturale.

Forse Maria ci stava dando, senza volerlo, la lezione più alta di santità. Una santità che segue ogni giorno lo snodarsi degli avvenimenti e ad essi dà la risposta più fresca e genuina, senza ostentazione, senza vanto, quasi scontata. Sempre, tuttavia, efficace e incisiva.

Maria era fatta così nel suo paese e in un paese straniero. Con tutti. Non doveva studiare la lezione per essere santa. E per insegnarci che la santità è una maniera disarmata di vivere.

Don Mario Simula

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