Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

AVVENTO  2019
PER GIOVANI E ADULTI

A tutti i giovani di buona volontà che si sono lasciati raggiungere dal fascino di Gesù.

A tutti gli adulti che in questa stagione della loro vita, vorrebbero dire: “Gesù, ti abbiamo scelto, per non precipitare nel non senso; per vivere, invece, una vita ad alta tensione, una vita riccamente umana, una vita irradiata dalla tua Presenza”.

A tutti coloro che della ricerca di Gesù e di Dio fanno una ragione continua per vivere, anche se spesso non raggiungono il traguardo.

Ai gruppi e alle persone giovani e adulte che non dimenticano mai di essere state generate dal grembo della Comunità alla fede.

Ai preti, guide forse provate dal lavoro e dalla fatica, ma che continuano ad alimentare nel loro desiderio e nella loro testimonianza, il bisogno di vivere e di annunciare la Bella notizia del Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo.

A tutti voi, a tutti noi, questo piccolo e intenso strumento di viaggio per l’Avvento in attesa della venuta del Signore.

E’ utile per la riflessione personale.

E’ utile per una verifica autentica .

Don Mario

Se ami sai vigilare e attendere

Gesù, inizio questo tempo di attesa con un cuore stanco di attendere. La disillusione, davanti a tante delusioni, mi porta ad assumere un atteggiamento rassegnato. Chi devo attendere ancora? Forse Te, Gesù, che in molti momenti ho sperimentato lontano e assente? Forse gli altri che hanno le loro strade, difficilmente conciliabili con le mie? Strade che non si incontrano mai?

Eppure, Gesù, mi sento attratto dal bisogno di attendere la Tua venuta. Mi manchi, se io non ti aspetto.

Mi manca il tuo amore, se io amo le realtà vuote di ogni giorno. Mi manca la gioia del desiderio, se io non voglio nemmeno preoccuparmi di desiderare e preferisco rassegnarmi e lasciarmi vivere.

Gesù, ridesta in me la brama dell’attesa. Il desiderio assetato di Te. Il bisogno di saperti in cammino verso di me. L’incontro non sarà un fatto che avviene per caso. L’incontro sarà l’esito della vigilanza ritrovata.

Gesù, non te l’ho mai detto, ma tanta stanchezza del cuore, il vuoto inspiegabile del cuore, trovano appagamento nel sonno. In questa fuga dall’esistenza, dolorosa ma comoda; debole ma capace di togliermi le responsabilità.

Gesù, Tu sai quante volte vorrei proprio dormire, soltanto dormire per scappare, per non affrontare le difficoltà, per non entrare nella barca della salvezza che mi porta verso di Te?

 In certi momenti mi sento talmente stanco, che rifiuto il salvagente e preferisco sprofondare nel mare, inghiottito dal nulla.

Gesù, non ti sto dicendo cose che Tu non sai già. Tu le conosci tutte e fino in fondo.

Scuotimi dall’apatia. Rivestimi dei tuoi abiti di Luce. Rivestimi di Te.

Più che un disperato, vorrei sentirmi una sposa morsa dall’inquietudine per l’attesa dello Sposo. In alcuni momenti della mia esperienza umana, ho toccato con mano questa gioia. Voglio riviverla Gesù. Io sono sveglio e in attesa. Ti lascio la porta aperta. Quando Tu vieni entra. Ho bisogno di incontrarti. Ho bisogno di amarti. Ho bisogno di dare senso a un amore che rispecchi il Tuo amore.

Gesù, l’uscio di casa è aperto: vieni! Te lo ripeterò fino a importunare il tuo cuore. Te lo dirò fino al giorno in cui non sarò esaudito.

Vieni Gesù. Nella mia solitudine muoio.

Vieni Gesù. Trasforma la mia solitudine in desiderio.

Vieni. Ti desidero Gesù.

Ti desidero fino a provare smarrimento, se non Ti vedo comparire al mio orizzonte.

Ti desidero ancora di più quando non ci sei.

Ti desidero perché, anche se non ci sei, verrai. E’ una certezza. Questo bramo con tutto me stesso: che il mio desiderio diventi certezza. Diventi riconoscimento di Te per il Tuo profumo. Diventi riconoscimento di Te per il Tuo abbraccio. Diventi riconoscimento di Te per il Tuo perdono. Non desidero altro.

Voglio camminare accompagnato da Te, in ogni momento. Anche quando mi fermo, anche quando sbaglio, anche quando ti insulto.

Voglio camminare accompagnato da Te che sei lo Sposo, l’Amato del mio cuore.  

(Tratto dal mio libro di preghiere)

Don Mario Simula

I DOMENICA DI AVVENTO ANNO-A

"Se ami sai vigilare e attendere"

Isaia 2,1-5; Salmo 121; Romani 13,11-14; Matteo 24,37-44

La sonnolenza del cuore rivela una povertà nell’amore. Svegliarsi dal sonno, essere desti, saper attendere, manifesta, al contrario, un desiderio di amore incontenibile. Fino a toglierci il sonno.

L’attesa è desiderio, e il desiderio è promessa di amore.

Avvento tempo di Dio, destinato all’attesa e alla vigilanza.

Difficilmente noi sappiamo attendere. Vogliamo cogliere il frutto subito. Un frutto maturo per gli occhi ma acerbo per il gusto. L’ingordigia si tramuta in delusione. Un dono che poteva essere prezioso, ci lascia inappagati.

Saper attendere e vegliare è una beatitudine severa che prepara alla speranza e all’incontro di amore.

Chi non ha il coraggio di guardare la sua vita e di accogliere le domande più pressanti che la agitano, tiene chiusi gli occhi. Non attende e non vigila per alimentare il desiderio che gli rivelerà il senso vero dell’esistenza. Sta mettendo uno schermo alla chiarezza che il Signore diffonde.

Le realtà più grandi, più preziose e più profonde, si percepiscono nell’attesa e nella vigilanza serena che sanno dare tempo alla crescita, finché il frutto non maturi.

Ma come si riscalda il desiderio?

Gettando via le opere delle tenebre e indossando le armi della Luce.

La tenebra dell’anima è un labirinto inestricabile: andiamo, ritorniamo, riproviamo. Non facciamo altro che contorcerci in noi stessi. Soltanto le armi della Luce ci fanno camminare come in pieno giorno.

Abbandonarsi al capriccio dell’istinto e alle risposte immediate falsamente appaganti; rimanere travolti da ogni impurità, dai litigi e dalle gelosie, significa immettersi in un tunnel asfissiante senza uscita.

La strada vera che ci porta verso il compimento del desiderio suscitato in noi dallo Spirito, consiste nel rivestirci del Signore Gesù Cristo. Gesù è la salvezza sempre più vicina.

Il grazia dell’Avvento, che inizia con un invito pressante a vegliare, è una chiamata a dare un’impronta totalmente diversa alla vita. Se viviamo nell’incoscienza, senza percepire il nostro tempo, la nostra storia, i drammi e le infedeltà del nostro cuore, ci troviamo senza accorgercene nel precipizio.

Noi possiamo mangiare, bere, divertirci, cercare soddisfazioni. Ma se perdiamo il senso della vita, la vita si svuota, la vita diventa un peso insopportabile che ci sovrasta, la vita diventa insignificante.

Gesù ci incalza, invitandoci a vegliare: perché non sappiamo quando il Signore verrà. Non sta insinuando la paura che toglie il gusto di esistere. Tutt’altro. Sta alimentando il desiderio, per sentirci innamorati di un Dio sposo, che viene per rivelare il suo amore misterioso e incomprensibile alla sposa.

E’ straordinariamente appagante tenersi pronti perché viene il Figlio dell’uomo, quando meno lo immaginiamo. L’amore è fatto così. E’ sempre una sorpresa.

Se ci smarriamo nei meandri della superficialità, non sperimentiamo l’amore, ma tocchiamo con mano una solitudine disperante e l’insoddisfazione inappagata del piacere. Non proviamo, tuttavia, il desiderio di chi ama.

La felicità dell’amore si manifesta nella prontezza del cuore. Si scopre nella tensione gioiosa della vigilanza. Si inizia a gustare nei momenti felici dell’attesa.

L’Avvento è questo tempo di gioia soave, dolce, pacata, misurata ma promettente. Una gioia che inizia ad albeggiare all’orizzonte, appena iniziamo a sentire il misterioso profumo del Signore che viene. L’avamposto dell’attesa è il Monte, il Tempio di Dio, dice Isaia. Il desiderio cresce camminando per i sentieri che portano alla sommità. Come faccio a vigilare e ad attendere con desiderio, se non mi fermo a contemplare l’incontemplabile? Se non do tempo, nella preghiera, al Signore viene? Noi sentiamo che Gesù è in noi. L’amore, tuttavia, ci chiede di sperimentare, giorno dopo giorno, l’ebbrezza del bisogno di Lui. Quando finalmente lo contempleremo il nostro cuore scoppierà di felicità, dopo aver vissuto la graduale e sicura pace del cuore raccontata da Isaia come trasformazione delle spade in aratri, delle lance in falci, dell’aggressività in accoglienza e amore. La Parola di Dio insistentemente ci invita. Ci sprona. Ci accompagna e ci dice: “Venite camminiamo nella Luce del Signore”. A noi è affidata l’avventura di andare con gioia incontro al Dio-che-viene, come in un grande pellegrinaggio di fratelli che apprendono, lungo il viaggio, il linguaggio della pace, della fraternità, della comunione e del perdono.

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© 2014 by  RM - Don Mario Simula

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