Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

SEMI DI DESERTO
E DI CONTEMPLAZIONE
Mercoledì delle ceneri

Iniziamo con un gesto di umile verità il cammino della Quaresima:

ci lasciamo imporre le ceneri.

Siamo all’inizio del Tempo Santo dei “quaranta giorni”.

Tempo di Dio.

Tempo abitato da Dio.

Dio lo dona a noi perché lo riempiamo della nostra vita, meravigliosa e drammatica.

Noi lo restituiamo a Dio

Segnato dalla fatica gioiosa

della nostra conversione e della nostra fede sempre lottata, combattuta, ardua e inebriante.

Le formule della Liturgia sono due:

“Ricordati che sei polvere e che ritornerai

ad essere polvere”.

Richiamo ad una realtà inesorabile, nonostante i progressi e le illusioni.

Richiamo al nostro limite.

Il limite ci ricorda la nostra condizione di creature,

il filo diretto con Dio che ha tessuto le trame

della nostra esistenza

fin dal grembo di nostra madre.

Il limite non descrive l’ineluttabile fallimento della nostra vita che naufraga nel nulla.

Racconta piuttosto una nostalgia e un sogno:

noi siamo fatti per Iddio e non siamo nella gioia

ma nel tormento finché non riposeremo in Lui.

Signore, desidero Te. Solo Te.

Finché non contemplerò Te.

La seconda formula:

“Convertitevi e credete al Vangelo”.

Parole del Maestro, l’Amico, lo Sposo.

Gesù desidera e ama il cuore nuovo.

Il mio cuore nuovo.

Dal suo desiderio nasce la nostra conversione.

Gesù vuole contaminare la nostra vita

con la gioia del suo Vangelo:

ci dice: credete, credi, fidati del Vangelo.

Accogli la notizia felice della mia vita

vissuta e raccontata.

Signore, crea in me un cuore nuovo.

Signore, crea in me una gioia nuova.

Propongo:

il silenzio,

la preghiera semplice e continua

la vita mite e umile

l’accoglienza e l’amore

le parole della dolcezza e del perdono.

(Don Mario Simula)

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO-A

"Amore non amore"

Levitico 19,1-2.17-18; Salmo 102; 1 Lettera ai Corinzi 3,16-23; Matteo 5,38-48

Quanto è grande l’amore di Dio?

Quanto dista l’oriente dall’occidente, quanto è grande e incondizionata la tenerezza di un padre verso i figli. Dio Amore si lascia toccare con mano tutti i giorni della nostra esistenza.

Egli perdona tutte le nostre colpe. Guarisce le nostre ferite. Ci circonda di bontà e di misericordia. E’ pietoso; è lento all’ira; è grande nell’amore.

La misura della sua tenerezza paterna è il suo cuore.

Non ci tratta secondo i nostri peccati. Non ci ripaga secondo le nostre colpe. Le allontana da noi.

Dio vuol vedere le nostre persone felici, perché sperimentano sempre e, talvolta, inaspettatamente, la dolcezza della sua benevolenza.

L’esperienza così intensa, profonda e intima del suo amore e della sua attesa paziente, ci fa comprendere cosa vuole dirci quando ci invita ad essere santi come Lui è santo.

Dio conosce i nostri limiti, tutti, e li avvolge nella fornace incandescente del suo perdono.

Quando ci chiama ad essere santi come lui è santo, ci sta chiedendo di mettere piccoli passi lungo la strada della nostra piccola vita. Passi stanchi o celeri. Passi decisi o insicuri. Dio ci vuole santi come lui è santo, a partire dal nostro limite. Non è il nostro aguzzino. E’ nostro Padre che conosce tutto il figlio, in ogni dettaglio, compreso quello che stona nell’insieme della sinfonia.

Ci affascina il suo realismo così benevolo che conosce la durezza del nostro cuore, l’incostanza dei nostri sentimenti, l’impulsività della nostra ira. Eppure ci attende. Sceglie il nostro ritmo.

Ci chiede cose di tutti i giorni: di non covare odio, di esercitare la correzione fraterna con delicatezza, con discrezione, con riservatezza, senza rancori occulti, senza superiorità.

Ci chiede di non vendicarci. Domanda di amare i nostri fratelli come amiamo noi stessi.

E’ felicità pura e inebriante incontrare un Dio che ci chiede di amare noi stessi, con tutto noi stessi, per i doni che lui ci ha fatto. Un Dio che chiede di avere stima di noi stessi, nonostante gli sbagli. Un Dio che ci ritiene all’altezza dei compiti che ci affida, anche se a volte non siamo affidabili.

Soltanto da una visione così buona della nostra persona, può scaturire l’amore per il prossimo, inedito come l’amore di Dio.

L’amore per il prossimo è alla pari. E’ una relazione. È un dono dato e ricevuto. E’ l’accettazione reciproca del limite. E’ la consapevolezza continua del bisogno, arricchito dalla spinta continua del desiderio. L’amore per il prossimo è l’umile percezione di un bene che possiamo dare gratuitamente, con umiltà, con semplicità, senza parole amare e acerbe, senza minacce, senza ritorsioni, senza contropartite.

La lettera di Paolo costruisce la motivazione immensa di questo stile di vita. Ce la ricorda. Non vuole che siamo smemorati. Sarebbe come dimenticare la nostra dignità di figli di Dio. Ci dice: “ Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Non distruggete il tempio di Dio con le subdole furbizie camuffate di paternità, di amicizia, di amore. Non distruggete il tempio di Dio. Rischiate di rimanere sotto un cumulo di macerie”.

Si apre davanti a noi la grande strada della santità quotidiana. Costruita ora dopo ora, incontro dopo incontro, situazione dopo situazione. La strada della santità quotidiana segnata con pietre miliari semplici e impegnative: non crederci sapienti, ma farci stolti per diventare sapienti davanti a Dio. Ogni altra forma di sapienza è la più indecente stoltezza. Non scegliere la sapienza astuta che talvolta prende il sopravento con decisioni dettate dal potere, dalla volontà di imporsi. L’unico nostro vanto, cioè l’unica Luce di santità è Dio.

Ogni apostolo, ogni comunità, ogni gruppo, ogni compagno di strada nella fede, l’oggi, la memoria passata, il futuro, tutto è nostro; ma sarebbe vano se tutti e tutto non fosse di Cristo e quindi di Dio, perché Cristo è di Dio.

Con un cuore così rinnovato, con un’esistenza così stravolta dall’amore del Signore, con la certezza che apparteniamo a Lui, è possibile porgere l’altra guancia, donare oltre che la tunica anche il mantello, fare il doppio di strada se uno te lo chiede. Non è difficile essere generosi nel dare. Diventa gioioso perfino amare i nemici e pregare per chi ci perseguita.

Questo è il sigillo di chi si riconosce nel Figlio e nel Padre che è nei cieli.

Dio, Padre senza misura, che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Dio osa chiederci di amare senza aspettare ricompense, servilismi, sottomissione cortigiana.

L’amore di Dio non guarda le benemerenze. L’amore di Dio guarda il figlio e con quell’amore ci chiede di vedere sempre nell’altro il fratello. Essere perfetti come il Padre significa questo. Lui, la bellezza della perfezione, noi i pellegrini stanchi, lebbrosi, peccatori, bisognosi che, grammo per grammo, cercano di amare come il Padre, di pensare come il Padre, di donare come il Padre. Noi che, nella nostra fatica, possiamo ogni giorno contare sul Padre, colui che si fida di noi.

Don Mario Simula


 

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