Don Mario Simula

Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

Buon Compleanno don Mario

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO-ANNO C
"Beati i servi inutili"
Letture: Abacuc 1,2-3;2,2-4; Salmo 94; 2Timotèo1,6-8.13-14; Luca 17,5-10

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L'assemblea di Mater Ecclesiae ricorda don Mario
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L'implorazione degli apostoli a Gesù è un bisogno. Indica l'emergenza continua che deve attraversare la comunità dei credenti e la vita di ogni discepolo. La domanda è questa: “Accresci in noi la fede!”.
C'è proprio bisogno che cresca la fede, non siamo già credenti? Non abbiamo ricevuto in dono questa grazia dal Signore? Eppure chi faceva l'esperienza quotidiana con Gesù sente la necessità di chiedergli: “Accresci in noi la fede!”. Gesù sa che questo è un problema aperto, che è un problema riguardante non solo i suoi amici, ma, nei secoli, tutti coloro che si metteranno al suo seguito. La fede può vacillare. Gesù stesso lo dice: “Quando il figlio dell'uomo ritornerà sulla terra, troverà ancora la fede?”. Non voglio parlare di me. Non interessa a nessuno. Voglio parlare di noi, siamo noi che Gesù guarda come sua famiglia chiamata a portare la luce nel mondo. Se possiede la luce!

Alla preghiera dei dodici Gesù risponde: “Se aveste fede quanto un granello di senape potreste dire a questo gelso: Sdradicati, ed esso vi obbedirebbe”. Noi non abbiamo tempo per mettere alla prova la nostra fede fragile. Non ne cogliamo la fragilità. A sotterrarla è l'illusione delle nostre interminabili, numerosissime, insopportabili iniziative. Gesù guarda seriamente nei nostri progetti. Scopre le motivazioni del nostro cuore. Conosce tutte le sfasature, anche quelle che cerchiamo di nascondere. Per questo aggiunge: “Voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: ”. E' chiaro, allora, perché dobbiamo pregare insistentemente: “Accresci la nostra fede”? Ogni giorno dobbiamo arrenderci all'inutilità del nostro servizio. Ma ogni giorno dovremmo poter dire: “Nel nostro nulla, abbiamo fatto tutto; e deve essere sempre così. Signore, accresci la nostra fede.
Ogni giorno, ogni volta che ci scontriamo con la nostra inutilità. Quando rischiamo di avvilirci e di scoraggiarci. Signore, accresci la nostra fede perché sempre possiamo dirti che siamo nulla, ma abbiamo cercato di fare tutto per Te”. Chissà quali parole riecheggiano maggiormente sotto le volte delle nostre chiese, nelle stanze dove si riuniscono i nostri gruppi: “Siamo servi inutili, abbiamo fatto ciò che dovevamo fare”, oppure: “Siamo troppo bravi, lavoriamo a regola d'arte, fino a non aver bisogno di Dio e della fede”!
Credo che per un attimo, magari lungo, siamo obbligati a fermarci per chiedere a Gesù: “Signore, tutto è stravolto. Molte volte non capiamo. A volte capiamo troppo. A volte non c'è nulla da capire. In queste situazioni abbiamo soltanto bisogno di pregare: Accresci la nostra fede!

Il profeta Abacuc, davanti all'illusione e davanti alla disperazione del popolo, ci invita a non dimenticare mai la fedeltà di Dio. Dio ci ha dato una parola e la mantiene. Se indugia, attendi la realizzazione delle sue promesse, perché certo Dio verrà e non tarderà. E conclude: “Il giusto vivrà per la sua fede”. Ritorna lo stesso instancabile, inesorabile bisogno: il giusto vivrà per la sua fede.

Ogni conclusione, riguardante la nostra vita concreta, richiede cuori aperti, franchezza senza sconti, circolazione di idee, dialogo e dialogo concludente.
Ognuno di noi è Timoteo al quale Paolo dice: “Ravviva il dono di Dio che è in te mediante l'imposizione delle mie mani, mediante l'unzione battesimale, mediante l'unzione dello Spirito nella confermazione”. Soltanto a questa condizione, metteremo a frutto lo Spirito di forza, di carità e di prudenza che abbiamo ricevuto e non saremo impediti dallo spirito di timidezza, di codardia, di indifferenza, di egocentrismo.
Questo percorso, indicato dall'Apostolo, ci chiederà di non vergognarci nel dare testimonianza del Signore e nemmeno dell'Apostolo stesso, stretto in carcere da catene benedette e non umilianti. E' un dono infatti soffrire per il Vangelo. Gli Apostoli ce ne hanno dato prova. Non siamo chiamati a custodire schemi ma a custodire il bene prezioso che ci è stato affidato dallo Spirito del Signore Risorto. La preghiera rimane la stessa: “Signore, accresci la nostra fede!”.

Gesù, Tu non immagini quante volte prevalga in me il senso dell'inutilità. Non soltanto mi sento un buono a nulla e un nessuno; ma faccio l'esperienza di essere un intralcio nella tua instancabile opera di salvezza.


Gesù, Ti sei certamente accorto che in certi momenti scapperei dal Tuo sguardo perché mi vergogno di dare testimonianza a Te, Signore della mia vita. Gesù, cosa hai pensato tutte le volte che ho preteso di scrollarmi di dosso le catene di una testimonianza difficile, non compresa, disprezzata magari? Mi sono forse ricordato in quei momenti della potenza dello Spirito trasmesso a me abbondantemente attraverso le mani della Chiesa?
Vedi, Gesù,

io mi sento come una persona fuori posto ogni volta che colgo, con superbia, il peso delle mie infedeltà.

Non mi fido di Te,

del Tuo amore,

del Tuo perdono,

della Tua pazienza,

della Tua presenza,

della Tua attesa.

Gesù,

accresci la mia fede.

E' buio dentro di me.

E' smarrimento dentro di me.

 E' ricerca dolorosa dentro di me.

 E' combattimento che sanguina dentro di me.

Accresci la mia fede, Gesù.

Se ti seguo non posso essere luce nascosta sotto il tavolo.

Non posso essere sale scipito.

 Devo brillare.

Devo dare sapore, non perché io ne ho le forze, ma perché tu mi dai la forza.

Gesù,

 io continuo ad essere ogni giorno un servo inutile:

è l'unica mia credenziale,

il mio solo vanto.

Ogni giorno, tuttavia, faccio tutto quello che posso: poco, maldestramente, pigramente, protestando, eppure faccio quello che posso.

Perché alla fine, Gesù,

nel mio insignificante amore per Te,

scopro tutto l'amore che ho per Te e aspetto di essere, ogni giorno di più, contagiato dal Tuo amore.

L'unico che sa dare valore alla inutilità del mio servizio.

(Dai Commenti alla Parola di Dio di don Mario Simula)