Don Mario Simula

Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

XXV DOMENICA
DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B

"Il Calvario degli uomini liberi"
2, 12. 17-20; Salmo 53; Lettera di san Giacomo apostolo 3, 16-4,3; Marco 9, 30-37

Gli uomini coraggiosi nel pensare e nel vivere, saranno sempre un intralcio per ogni forma di potere.

Lo è anche un bambino se nel mezzo di un incontro conviviale tra amici, smentisce le cose che dicono i genitori.

L’uomo senza scrupoli; l’uomo che viene colto in fallo nella sua malvagità; l’arrogante o il violento che si vedono scoperti nei loro progetti malsani, non possiedono armi oneste per giustificare la corruzione che ne avvelena il cuore. Conoscono soltanto le armi della sopraffazione e della violenza.

“Tendiamo insidie al giusto che per noi è molto scomodo, dice la verità contro le nostre menzogne, mette a nudo la nostra inguaribile tendenza alla corruzione. Mettiamolo alla prova con violenze, minacce, ricatti, intimidazioni, attentati, tangenti da pagare. Condanniamolo ad una morte infamante”.

Dietro questo progetto oscuro, subdolo e vile si nasconde anche la sfida verso Dio: “Vediamo se Dio verrà in suo aiuto e lo libererà”.

Dio è paziente. Per Lui la vita dell’uomo buono è il valore assoluto. Non se ne sta a guardare inerte, come se la nostra storia, spesso pericolosamente nemica dell’uomo, non gli interessasse. Dio conosce i tempi della verità e della giustizia. Della rivalutazione e del riconoscimento di chi nella sua mitezza è iniquamente perseguitato. Chiunque sia il perseguitato. Dovunque sia la persona perseguitata.

A scuola per gli atti di bullismo o per la crudeltà gratuita di chi dovrebbe educare. Nelle case quando le passioni prendono irrazionalmente il sopravvento sulla vita delle persone senza difese e senza armi. Nella società che riserva corsie di preferenza a chi non ne ha né bisogno né diritto, ma deve sempre primeggiare, a scapito dei muti, di chi non ha appartenenze influenti. Nella vita dei lavoratori messi sul lastrico in un attimo, con un semplice messaggio sul cellulare. Nei social quando diventano passerella di cervelli vuoti ma influenti ed economicamente produttivi. Nelle comunità religiose che lottano per un grado più alto, per un posto di prestigio creduto più influente. Nelle gerarchie di qualsiasi genere raggiunte attraverso scalate funambolesche e antiumane, senza meriti e senza credibilità.

La Parola di Dio diventa severa. Non si ferma soltanto ad analizzare quello che si vede di ingiusto e perverso attorno a noi. Ci domanda di andare in profondità per cogliere le cause di ogni cattiveria che prende piede nel mondo e nelle nostre persone.

La lettera di Giacomo offre una chiave di lettura per entrare nelle profondità del nostro essere e poterci conoscere senza sotterfugi.

“Se sei geloso, in te si scatena lo spirito di contesa. Se nel tuo cuore c’è disordine, sei pronto a compiere ogni sorta di cattive azioni. Dalle passioni che scatenano guerre nelle vostre membra e nei vostri pensieri, vengono le guerre e le liti che vi dividono e vi contaminano reciprocamente. A volte distruggendo le apparenze ineccepibili. La voracità e la mole dei vostri desideri diventano una trappola ogni volta che non arrivate a raggiungere il vostro scopo egoista. L’invidia insaziabile vi porta ad uccidere in qualsiasi modo, violento oppure indolore. Non sapete chiedere nella preghiera. Chiedete male, perché domandate quello che soddisfa le vostre passioni”.

L’Apostolo ci domanda di esaminare con spietata sincerità il nostro cuore. Ci chiede di non cercare soltanto fuori di noi, nel tempo difficile e nella società corrotta e ingorda, le ragioni di ogni modo di vivere disonorevole. Vuole che abbiamo il coraggio di scandagliare nella melma delle nostre voglie e di iniziare a dare ad esse un nome e un volto. Per non rimanere ingannati.

E’ possibile iniziare questo cammino profondo se seguiamo la vera sapienza del cuore che viene dall’alto e ha caratteristiche inconfondibili.

“E’ pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera”.

Il percorso della civiltà dell’amore è questo. Opera la pace, produce nella pace frutti di giustizia. Quella credibile. Che si accorge di tutti. Soprattutto dei non ascoltati, dei senza identità, di coloro che non possono mai parlare.

Gesù è l’uomo di questa beatitudine sconosciuta a tanti, forse anche a noi.

Una beatitudine totale e umile, costruita con la creta preziosa della mitezza. Gesù “è come pecora condotta al macello”.

Il tono del suo insegnamento, definitivo e ultimo, è su questa lunghezza d’onda. Dice ai suoi discepoli: “Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”.

I discepoli hanno paura di interrogarlo. Temono che Gesù affondi la riflessione che lo riguarda vitalmente, mettendoli ancora di più in imbarazzo. A ragione. Mentre il Maestro parla dell’offerta della sua vita, i discepoli discutono di chi sia il più grande fra di loro. Il loro modo di pensare va in una direzione completamente opposta al modo di pensare di Gesù, il quale non ha molte altre parole da spendere per farsi capire senza confusioni: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Altro che carriera! Altro che occupare la poltrona alla sua destra e alla sua sinistra nel suo regno!

Per rendere ancora più plastico e inconfondibile il senso delle sue parole, Gesù prende un bambino, lo mette al centro del gruppo, lo abbraccia e aggiunge: “Chi accoglie uno solo di questi bambini accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”.

Accogli un bambino e trovi Gesù. Trovi Gesù e hai parte al suo regno di amore di giustizia e di pace.

Se non impariamo, attraverso questo insegnamento esistenziale, ci rimangono poche speranze.

 

Gesù,

ti sei accorto che molte volte,

quando mi trovo faccia a faccia con te nella preghiera,

la mia testa vaga percorrendo strade che tu non attraversi mai?

Mi ritrovo a pensare con gelosia a chi conta più di me,

a chi è creduto e stimato più di me,

a chi ha un potere maggiore del mio.

Gesù,

rassomiglio molto ai tuoi discepoli

che non ascoltano le tue parole sulla morte che dovrai patire,

ma nascondono furtivamente pensieri mondani,

poco nobili, fuori bersaglio.

Discutono sui primi posti da occupare.

Gesù,

prendimi.

Abbracciami.

Donami un cuore da bambino.

Semplice, senza malizia.

Non voglio diventare modello per nessuno.

Come potrei io così inguaiato nei miei falsi problemi?

Vorrei essere quel bambino.

Sarebbe l’inizio della rassomiglianza autentica con te.

Gesù,

certamente le tue parole mi fanno paura.

“Essere l’ultimo, se voglio essere il primo.

Diventare servitore di tutti e non padrone”.

Gesù,

tu non ti sposti di un millimetro.

E’ questa la tua misura. Soltanto questa.

Tu non diluisci le tue parole. Sono soltanto queste.

Leggendo tra le righe comprendo che nel viverle si trova la gioia.

Si scopre la beatitudine. Si manifesta il senso della vita.

Gesù,

è proprio vero che sei un temerario

e non esiti a giocare le tue carte su di me.

Sono un buono a nulla,

perché con facilità mi ricredo, mentre cammino sulle tue orme.

Tu, Gesù,

ti fidi ugualmente.

Sai bene che le pretese di potere,

il predominio sugli altri,

l’intolleranza sono in me atteggiamenti provvisori.

Alla fine, Gesù,

mi sento sempre, per grazia tua, quel bambino posto al centro.

Sembra non contare nulla.

Eppure se non divento come lui,

rischio di perdere Te,

l’Amore indefettibile della mia vita.

Don Mario Simula

F.to Simula M.

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F.to di d. Mario Simula