Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

SS CORPO E SANGUE DI CRISTO
"Un’alleanza giocata sull’Amore"
Esodo 24, 3-8; Salmo 115; Ebrei 9, 11-15; Marco 14, 12-16.22-26

Dio ama la vicinanza dell’uomo. Il suo cuore è accanto all’uomo. E’ dentro il cuore dell’uomo. La sua gioia ininterrotta è condividere con la creatura un amore che non conosce contendenti.

L’Alleanza della montagna dalla quale il Dio senza immagine parla, è il luogo del grande sacrificio nel sangue. Sancisce un patto che nessuno potrà mai spezzare, nemmeno la malvagità del cuore umano che ha accolto e accoglie, con alterne esperienze di fedeltà, questo patto di amore.

Ogni giorno l’amore di Dio ci riguarda direttamente. Come persone. Io sento incalzare la passione della sua ricerca nei miei confronti da rimanerne folgorato, se appena mi soffermo a contemplarla. Come comunità. Siamo a tal punto tempio di Dio che la nostra casa è la sua casa.

Dio ama stare con i figli dell’uomo. E’ interessato in prima persona. Si rivela. Sta con noi. Ci ricerca continuamente. Vuole stringere un rapporto indistruttibile. Un rapporto insperato. Inimmaginabile.

Questo avviene ai piedi della montagna della rivelazione. Mosè celebra un rito maestoso e semplice davanti al “Dio invisibile” ma presente con la Parola di vita e di libertà scritta sulle tavole.

Il popolo coglie l’immensità del momento. Sa che è chiamato a dare la parola al suo Dio. “Tutti i comandamenti che il Signore ci ha dato, noi li eseguiremo!”.

Mosé eleva davanti a tutti l’altare, richiamo esplicito alla presenza del Signore Iddio.

Intorno dodici stele per le dodici tribù di Israele.

I giovani sgozzano gli animali per il sacrificio di comunione.

Mosè prende la metà del sangue e la mette in tanti catini e ne versa l’altra metà sull’altare. Di Dio ci si può fidare!

Poi prende il libro dell’alleanza. Lo legge davanti al popolo. Il popolo fa il suo giuramento: “Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto”.

Soltanto davanti a questa solenne promessa Mosè prende il sangue e asperge il popolo.

L’Amore è sancito.

Con Gesù è molto più alta la posta in gioco. Cristo non promette vittoria e libertà, ma “i beni futuri” quelli che definitivamente sciolgono l’uomo dai vincoli del peccato e di tutte le schiavitù che provoca.

Cristo non celebra in una tenda materiale, ma in una “tenda più grande e più perfetta”, quella del suo corpo glorificato.

Non sarà versato il sangue degli animali. Cristo versa “il suo proprio sangue”.

La promessa non è una liberazione storica, ma “una redenzione eterna” riservata ai “liberi figli di Dio”.

Gesù ci dona non una purificazione rituale. Col “suo” sangue, animato dallo Spirito Santo, purifica “la nostra coscienza dalle opere di morte”. Si instaura la Nuova Alleanza, che ci fa commensali del banchetto del Regno.

Qual è la legge che vincola strettamente il nuovo popolo di Dio? E’ la legge dell’amore. Unica, intoccabile. Immodificabile. Non può essercene un’altra. Se la accogliamo, celebriamo la Vita; se non la osserviamo firmiamo la nostra condanna.

L’amore libera, l’amore unisce, l’amore accoglie tutti, con le loro diversità; l’amore è veritiero, l’amore perdona, ascolta, dialoga, cerca ciò che unisce, non conosce nemici da distruggere, non si illude della sua santità e giustizia. E’ umile e penitente, non è una parata, non è una facciata.

E’ un atteggiamento buono e misericordioso. Senza compromessi. Autentico, coraggioso anche nel riconoscere le infedeltà. Pronto nel chiedere perdono dei propri peccati. Mai giudice di quelli degli altri.

L’amore non è quello che talvolta caratterizza le nostre comunità spesso sbiadite: amore per qualcuno, per chi vogliamo noi, senza scrupoli se si deve “cecchinare” una persona.

L’amore non giudica, non si inventa i nemici, non si giustifica richiamando presunte persecuzioni; non vive di vittimismi, non si nutre dei compatimenti, non cerca nevroticamente le approvazioni, non va in crisi ad ogni parere contrario.

L’amore è “cosa per grandi, è cosa di cuore”, non per adulti eternamente condannati ad un’adolescenza malinconica anche se euforica.

Il racconto di Marco si sviluppa con una felice semplicità narrativa. Nel contesto della pasqua ebraica spicca il volo verso la pasqua ultima alla quale siamo destinati, passando per il “memoriale” della passione, morte e risurrezione del Signore. “Prendete il pane, è il mio corpo, bevete del calice è il mio sangue”.

Gesù ci sta chiedendo di costruire ogni giorno la comunione, partecipando alla sua Cena e al suo Sacrificio. Instancabile, ci chiede di edificare la memoria viva e attuale della Sua Pasqua, sulla fraternità, sull’amore condiviso, sulla solidarietà verso gli ultimi. Diversamente ogni celebrazione rischia di diventare sacrilega, contro testimoniale e blasfema. Infelice.

Cerchiamo di costruire il giorno nel quale, prima di accostarci a deporre le offerte davanti all’altare, andremo alla ricerca di chi ci ha fatto del male o al quale abbiamo fatto del male. Senza accusare, ma dopo aver perdonato ed essere stati perdonati. Ce lo chiede, accorato, Gesù. Oggi come ieri. Oggi più di ieri.

Gesù,

quel pane spezzato e quel sangue versato

mi commuovono e mi mettono in crisi.

Credo che l’amore sia sempre così.

Capace di infuocare il cuore.

Pronto a raffreddarlo se il cuore non risponde.

Gesù,

ti ho mangiato quasi ogni giorno, dai sei anni in poi.

Ho fatto digiuno quando la malattia 

si è mischiata al tuo  sangue versato.

Eri tu che mi stavi accanto per consolarmi e inebriarmi,

anche se le mie forze erano fragili.

Quante volte ho preso il tuo pane e bevuto il tuo sangue con mani infette, con labbra impure, con cuore disamorato.

Tu sei sempre venuto in me.

Tu sei medicina oltre che cibo.

Tu sei conforto, oltre che invito per una vita nuova.

Tu sei fedele, oltre che restauratore di legami d’amore interrotti.

Tu sei instancabile nel cercarmi,

oltre che parola di tenerezza quando mi ritrovi.

In questa stagione della mia vita, ancora una volta, forse con una consapevolezza nuova se non con la freschezza della prima ora, prendo con trepidazione quel pane e parlo in tuo nome.

Tra le mie mani sei pane di vita. Corpo donato.

Prendo quel calice che profuma di mosto nuovo e, senza che i miei occhi vedano e il profumo mi parli di te, sei sangue versato.

Sei ebbrezza e gioia.

Sei alleanza sempre nuova.

Indispensabile perché i miei peccati siano perdonati.

Gesù,

cibo e bevanda della mia vita,

la tua presenza è gioia che illumina la mia eterna giovinezza.

Senza segreti speciali.

Una giovinezza che ogni giorno si rinnova perché tu, Gesù, non vuoi che oltre ogni giorno tra me e Te calino le ombre della sfiducia, come se io non credessi più nel tuo amore.

Gesù,

tu sei pane spezzato. Io lo sono stato? Lo sono? Lo sarò?

Gesù,

tu sei sangue versato.

Io lascio scorrere questa fonte di vita in modo che arrivi a tutti gli assetati che cercano Te, mentre cercano me? O un giorno lascerò che la sorgente si dissecchi?

Gesù,

dammi la grazia di salire ogni mattino e ogni sera il tuo altare,

di baciarlo con la tenerezza dell’amante.

Gesù offrimi il dono di salire l’altare di Dio.

Di Dio che allieta la mia giovinezza.

Don Mario Simula

F.to Simula M.

 

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