Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

LE PAROLE DEL SILENZIO
"Che strani percorsi"
F.to Simula M

Gesù,

tu sei un Maestro che ad ogni lezione ci sorprende.

Hai sempre qualcosa di inatteso da insegnarci.

Ci proponi sempre qualcosa di inedito, di sconcertante, di impopolare.

Gesù,

se seguiamo Te,dobbiamo lasciarci sconvolgere i pensieri,

destabilizzare i modi di pensare.

Gesù,

il tuo pensiero, non è egoismo,

non è potere,non è volgare soddisfazione di istinti,

non è ricchezza sfrenata a scapito dei poveri che mangiano fame,

non è dominio e nemmeno arroganza.

Gesù,

il tuo pensiero è amore, servizio,

accoglienza dell’altro,

umile dialogo con tutti,

atteggiamento umile verso tutti, soprattutto verso coloro

che non contano nulla in questo mondo fatto alla rovescia.

Il tuo pensiero è benevolenza,

è tenerezza, è verità,

è interesse per gli altri,

è cura degli altri.

Gesù,

come è vero che i tuoi pensieri non sono i nostri pensieri

e le tue vie non sono le nostre vie.

Gesù,

cambia la nostra mentalità,

raddrizza le strade che percorriamo,

cambia i nostri cuori duri e insensibili,

distruggi le nostre certezze orgogliose,

insegnaci ad essere, in ogni momento,

cercatori di te, assetati di te,

vigilanti per non perdere l’appuntamento con te.

Gesù,

tu ti fai trovare.

Tu ci sei vicino.

Donaci la grazia di percepire la tua presenza.

Don Mario Simula

XXV DOMENICA

DEL TEMPO ORDINARIO ANNO-A

"Che strani percorsi!"

Isaia 55,6-9; Salmo 144; Filippesi 1,20-27; Matteo 20,1-16

Dio passa nella nostra vita. Dobbiamo cercarlo e accorgerci della sua passaggio. Dobbiamo invocarlo e sperimentare che è vicino.

Quando Dio si affaccia alla nostra esistenza significa che ha riservato per noi un dono.

Il dono di Dio è sempre il suo amore. Se siamo attenti e vigilanti nel silenzio del nostro cuore o nella molteplicità degli avvenimenti, riusciamo a cogliere che lui sta entrando nel ritmo dei nostri giorni, per aiutarci ad abbandonare la vita vecchia ed intraprenderne una nuova.

Dio non si rifiuta mai di cambiare il nostro cuore se siamo sinceri nel desiderarlo. E’ sempre misericordioso e ci perdona con una sovrabbondanza piena di tenerezza. Tuttavia ci ricorda una verità importante e difficile da tenere presente: i suoi pensieri non sono i nostri pensieri.

Sentire Dio che passa e vederlo, richiede che impariamo a pensare come pensa Dio. A seguire le sue vie, diverse dalle nostre.

La mentalità e la strada di Dio vanno in direzione opposta al nostro modo di pensare. Noi ci attacchiamo corpo e anima alla terra, alle sue bassezze, alle sue esigenze egoiste.

Chi incontra Dio ha il cuore leggero. E’ libero nelle sue scelte. E’ coraggioso nelle sue decisioni. Si mette sulla lunghezza d’onda di Dio a costo di rimanere solo, in mezzo ai molti che manifestano un modo più comodo di interpretare la vita.

Queste riflessioni non sono teoria. Sono una sfida titanica.

Comprendiamo davvero cosa ci sta chiedendo Dio? Se potessimo sentirlo con le orecchie e con parole umane ci direbbe: “Cammina con me, cammina come me, non avrai mai paura di tutti coloro che vorrebbero distruggerti perché sei scomodo”.

Un credente che pensa come Dio, dopo averlo incontrato nel suo cuore, è onesto, veritiero, ostile ad ogni corruzione, controcorrente, voce solitaria in un coro di voci stonate agli occhi di Dio e alle sue orecchie.

La nostra esitazione a percorrere la strada che Dio ci indica, nasce dalla paura.

Eppure questa strada è l’unica in grado di appagare il nostro desiderio inestinguibile di vita autentica.

Paolo, l’apostolo innamorato pazzamente di Gesù, ha capito bene questo messaggio. Lo ha capito a tal punto che nella sua vita vuole soltanto e sempre glorificare Cristo: sia che viva, sia che muoia. Per lui “vivere è Cristo e il morire un guadagno”.

Diciamo la verità a noi stessi: non ci sentiamo forse molto lontani da questa esperienza? Per noi vivere è davvero Cristo? Oppure vivere è trascorrere in qualsiasi modo la giornata e le giornate?

Paolo pensa che davanti a lui c’è la possibilità di incontrare Gesù definitivamente in un amore infinito. Ma davanti a lui c’è anche il richiamo della vita per continuare a servire Gesù in tutti quelli che incontra, soprattutto in coloro che sono lontani.

Desidera morire. Comprende però che la sua persona è preziosa da vivo, per potersi spendere gridando a tutti il vangelo che salva.

Con questo sguardo di Paolo leggiamo il vangelo; faremo una scoperta straordinaria.

Il padrone della vigna assume a giornata operai che riceveranno un salario pattuito. La stessa scelta fa a metà mattina, a mezzogiorno, alle tre, alla sera. Quando arriva il momento di dare il salario, tutti ricevono la stessa somma. Gli operai della prima ora si lamentano, ma il padrone dice loro: “Siete invidiosi per quello che ho fatto? Vi ho per caso negato ciò che era giusto? Sì, siete invidiosi perché io sono buono”.

Il significato della parabola è semplice: Dio è buono con ogni uomo. Con me che aderisco a lui dal primo momento. Con uno che è lontano e che sceglie di seguirlo solo al tramonto del giorno. Gesù guarda il cuore. Ama me che sono credente e fedele. Ama i lontani perché desidera che diventino vicini.

Questo atteggiamento Gesù vuole contagiarlo anche a noi.

Se le nostre comunità si sentono giuste, perfette, infallibili e guardano con occhio cattivo i lontani, devono guardare negli occhi Gesù: si accorgeranno che lui ha un altro modo di pensare.

Se il nostro cuore non si apre a tutti, dobbiamo concludere che è chiuso anche a Gesù che crediamo di possedere.

Ricordiamo: la gente riderà di noi se nella vita crederemo alle parole del Maestro: “Gli ultimi saranno primi e i primi ultimi”. Fermiamoci. Cerchiamo di capire, in profondità.  Gesù vuole dire alla nostra vita: “Sii ultimo e servo, se vuoi essere primo nel cuore di Dio”.

Don Mario Simula

 

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