Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

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SEMI DI DESERTO
E DI CONTEMPLAZIONE
MARIA INCANTO DI DIO
"Perseguitata dall'amore"
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F.to di SimulaM.

Maria incanto di Dio

Il ponte

 

Dal cielo alla terra e dalla terra al cielo è lanciato leggero e miracoloso l’arco dell’alleanza.

Oggi il ponte, l’unione tra cielo e terra, è Gesù. Solo Lui.

La prima arcata si perde nel silenzio di una piccola casa disadorna di Nazareth.

C’è una Donna, che sarà Madre, che pronuncia il primo pilastro essenziale:

“Eccomi, sono la schiava del Signore. La mia volontà è tutta tua. Appartiene soltanto a te, mio Dio”.

Il cielo si fa dimora di Dio in un grembo di Donna.

Da Gerusalemme, la Città della Pace, si slancia verso il cielo l’ultima arcata.

E’ Gesù, elevato in alto, avvolto dalla Nube di Dio.

Dio si fa carne povera, malata, nuda, affamata, assetata, carcerata, distrutta dall’ingiustizia.

La carne entra nel mistero di Dio, nuova, trasfigurata, definitivamente risorta, profumata di immortalità.

La distanza di Dio sembrava incolmabile, persa nei buchi neri dell’universo più inaccessibile.

L’uomo era un’invisibile granellino di vita fragile, smarrita in un deserto senza piste riconoscibili.

Avviene che Dio diventa uno di noi.

Non c’è bisogno di ragionamenti. Abbiamo capito tutti bene: Dio diventa uno di noi.

Chi è uno di noi?

E’ l’ultimo rantolo di quei milioni di sconosciuti che la fame inghiottisce spietata.

E’ il più miserabile dei peccatori che, mentre sta per morire, ha il coraggio di chiedere perdono.

E’ quel bambino mai nato che possedeva già tutti i semi della vita.

E’ il marito disperato che deve dormire dentro una macchina, diventata la sua reggia.

E’ la moglie condannata all’insignificanza, alla disattenzione. Talvolta alla violenza nascosta.

E’ il bambino, l’adolescente che non trova mai parole dette soltanto a lui, per lui.

E’ il ricco che non si accorge del povero e vuole rubare anche il nulla che il povero possiede.

E’ chi prega senza amore, senza canto nel cuore, senza vibrazioni comuni, solitario soffio di voce.

E’ chi celebra senza essere vittima offerta, altare per il sacrificio, sacerdote intermediario.

E’ chi partecipa alla preghiera comune per paura dell’inferno, non per la gioia della lode fraterna.

Questo è “uno di noi”, l’Agnello immolato, la vittima dell’amore donato. E’ Gesù di Nazareth.

Gesù ascende al cielo e porta questa umanità con sé. Redenta dal suo sangue. Rinnovata dall’amore.

Gesù porta me con sé. Porta noi con sé.

“Oggi nostro Signore Gesù Cristo è asceso al cielo. Con lui salga pure il nostro cuore”.

Si compie la “gittata del ponte”. Non c’è più distanza tra cielo e terra. Tra Dio e Uomo.

Noi restiamo soli?

Assieme agli Undici, in quella sala, c’è la Madre donata dal Figlio Gesù, perché diventi Maestra di fede,

in attesa che lo Spirito del Risorto irrompa sulla Chiesa in embrione e la rende famiglia di Dio nell’amore.

(Dal  Libro delle mie Meditazioni Mariane)

Don Mario Simula

ASCENSIONE DEL SIGNORE

  ANNO-A

"Se non ci si accorge del Dio Presente"

 Atti 1,1-11; Salmo 46; Efesini 1,17-23; Matteo 28,16-20                                                    

La fede impegna la vita fino all’ultimo respiro. Me ne accorgo ogni giorno quando credo di aver messo al sicuro i tasselli del mio rapporto con Dio e quelli, ancora più vicini, del mio incontro con Gesù. Mi rendo conto che la certezza della fede non è la mia certezza. Fino all’ultimo istante quando il Signore mi domanda: “Credi tu questo?”. Scopro che la professione di fede non è immediata. E’ sempre titubante, è sempre venata di incertezza. E’ sempre condizionata dagli avvenimenti della mia vita.

Ho sempre pensato che gli undici discepoli di Gesù, dopo averlo visto più volte, dopo averlo toccato, dopo aver mangiato con lui dopo la Pasqua, avessero raggiunto il pieno abbandono nel suo amore, nell’incrollabile sicurezza che il Risorto era proprio lui, Gesù. Non era così.

Sono insieme perché Gesù li ha convocati prima che ritorni al Padre. Quando lo vedono si prostrano.

Il Vangelo aggiunge: essi però dubitarono. Questa è la mia vita di fede.

Questa è la ricerca faticosa e decisiva del credente che si mette sulle tracce di Gesù.

Pensare che tutto sia già raggiunto, mentre tutto è ancora una ricerca. Il cammino è una lunga gestazione, una nascita travagliata. Gesù è davanti a me Risorto. Io dubito.

Non mi fido? Sono ancora troppo mondano? E’ ancora troppo pesante la zavorra che ostacola l’incontro? Domande tutte che possono scaturire anche all’interno di una comunità. Quando viene il momento di fidarsi, facciamo altri conti. Tutti umani. Tutti fuori bersaglio. E Gesù attende.

Il suo momento, tuttavia, è venuto, è sotto gli occhi di tutti. Prima che una nube lo faccia scomparire agli occhi degli undici, Gesù ci prende in parola. Gesù prende in parola le nostre comunità. Non ci dà tregua. Con amore ci mette alle strette: “Ogni potere di salvezza è nelle mie mani. Solo nelle mie mani. Andate, dunque, e fatte discepoli tutti i popoli”.

Mentre noi esitiamo lui va a scovare, nelle nostre storie, la passione per il Vangelo: “Ve lo dico io, andate e fatte discepoli tutti i popoli”. Ci sentiamo piccoli, inadeguati, contradditori, limitati. Gesù insiste con forza: “Andate e fatte discepoli tutti i popoli. Ad essi annuncerete e donerete il battesimo che fa diventare figli di Dio. A loro indicherete la vita nuova, la vita bella, la vita della concordia e dell’incontro”.

Allora Gesù non vuole proprio vedere come siamo fatti, esitanti e dubbiosi?

Lui aggiunge: “Siete voi che fatte fatica ad accogliere le mie promesse: ecco, io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Questo è il segreto della fede. La certezza che Gesù è con noi sempre, fino alla fine del mondo.

Se ci penso sento la mia persona attraversata dai brividi: Gesù sempre con me, tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Anche quando mi disprezzo , anche quando mi sento inadeguato, anche quando non costruisco comunità o la comunità non aiuta me a costruirmi nella stessa armonia. Gesù è con me tutti i giorni. E’ con noi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo.

Il suo mandato è talmente esigente e deciso che, quando continuo a guardare il cielo cercando il Gesù delle mie gratificazioni, mi sento dire: “Uomo di Galilea, uomo scelto da me, perché continui a guardare il cielo? La mia presenza è lungo le strade. La mia presenza è dentro le povertà. La mia presenza è dentro i dubbi. La mia presenza è in questa comunità che zoppica”.

 Il cielo dobbiamo guardarlo per attendere il Signore che viene, non per scappare dal mondo che lo contiene.

Lo Spirito Santo che lui ci dona ci insegna tutto questo, ci sostiene per vivere questa esperienza.

Lo Spirito Santo illuminerà gli occhi del nostro cuore per rendere viva la speranza, in modo che capiamo l’indicibile meraviglia del dono che abbiamo ricevuto.

Lo Spirito Santo ogni giorno grida in noi e griderà alla nostra smemoratezza, che Dio è Abbà, Padre, e noi figli. Aprirà la nostra vita al profumo di Gesù.

Un profumo diffuso perché Gesù è con noi, ogni giorno fino alla fine del mondo, senza un attimo di sosta.

 

Gesù, quando camminavi lungo i sentieri della Palestina, dubitavo perché tanti ti voltavano le spalle.

Eppure erano sapienti. Conoscevano la tua parola.

Gesù, quando ti ho visto soffrire e morire, ho dubitato forse per paura.

Per la paura di essere coinvolto nella stessa vicenda.

Gesù, perché dubitare anche dopo la Pasqua? Forse perché non fai sconti all’amore nemmeno davanti alla tua gloria e al tuo fulgore. Tu sali al cielo e mi rimandi senza mezzi termini nelle strade di ogni Palestina, affollate di lamenti e di domande.

Mi rimandi nella tua Chiesa dalla quale vorrei scappare mentre mi chiedi di generarla anche se rischio di soffrire molto nel parto.

Gesù, è difficile credere nell’invisibile.

È difficile credere non tanto che tu ci sei, ma che sei proprio lì, in quell’angolo di terra che mi sembra ormai estraneo.

Gesù, hai tra le mani una forza irresistibile che scateni nella mia vita come un uragano.

E’ la forza del tuo Spirito.

Purifica la mia memoria, Gesù, con la grazia del tuo Spirito.

Purifica i miei rancori, Gesù, con la dolcezza del tuo Spirito.

Purifica la mia storia, Gesù, con la spada del tuo Spirito. Potrei non resistere a quest’azione così destabilizzante. Voglio ugualmente rimanere nel vortice dello Spirito.

Gesù, mi sembrerà di morire.

Mi sembrerà di annientarmi.

Mi sembrerà di non valere nulla. Se voglio, tuttavia, essere strumento docile nelle tue mani, devo abbandonarmi al fuoco del tuo Spirito. Il capolavoro che hai pensato per me  esce da quella fornace.

Don Mario Simula


 

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