Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

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E’ bello e impegnativo dare anima ad uno strumento “semplificato” destinato ai ragazzi, alle famiglie, ai catechisti che si preparano a vivere il cammino dei quaranta giorni in attesa della Risurrezione di Gesù.

Ogni anno ci domandiamo se sia il caso.

Ogni anno la risposta è la stessa: sentiamo dentro il cuore il bisogno di rispondere alla domanda di Gesù.

E’ Gesù che ci invita ad annunciare a tutti la sua Parola bella, la Parola che consola, la Parola che cambia la vita, anche quella dei ragazzi. Abbiamo parlato di testo semplificato. Abbiamo parlato di annuncio del Vangelo. Le due cose vanno di pari in passo. Un vangelo che non può essere mangiato, ruminato, assimilato rimane un bel testo letterario. Noi lo abbiamo semplificato, non tradito. L’abbiamo reso alla portata di tutti i ragazzi affinchè sia un sussidio inclusivo anche per i ragazzi con disabilità diverse. Chi si aspetta un testo senza ripetizioni, sbaglia! Noi abbiamo cercato di usare il linguaggio di chi ogni giorno conquista le sue qualità e la scoperta di conoscere.

Essi prima di tutti hanno diritto a conoscere Gesù come Amico di vita, come compagno di viaggio, come modello per essere generosi.

Il mondo ha bisogno dei ragazzi. Di tutti i ragazzi, nella loro meravigliosa diversità.

Se vogliamo che il mondo prenda il colore del loro sorriso, dei loro sogni, dei loro gesti di amore, dobbiamo fargli spazio, dobbiamo ascoltarli, dobbiamo offrire loro l’opportunità di manifestare le ricchezze straordinarie della loro esistenza.

Ricordiamo: se siamo al servizio dei ragazzi, se valorizziamo le loro qualità, se favoriamo il loro cammino verso Gesù che muore e risorge, diventiamo noi migliori. Ci riscopriamo adulti educatori. Genitori autorevoli. Preti veritieri. Comunità parrocchiali che includono tutti. Convinti, insieme, che per Dio non esiste una persona “in più”. 

Buon cammino di Quaresima!

Don Mario Simula

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II DOMENICA DI QUARESIMA ANNO-B

"Nuovi, fragili e feriti"

Genesi 15, 5-18; Salmo 115; Romani 8,31-34; Marco 9,2-10

Durante la preghiera avviene la trasfigurazione di Gesù. Se vogliamo riconoscere il Signore nello splendore della sua gloria, dobbiamo scegliere la condizione dell’intimità con Lui. Gesù porta i suoi tre amici Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte per pregare. E mentre prega si trasfigura. Cristo Signore non lo si trova nel chiasso. Il chiasso esteriore è talmente ingombrante da non lasciare spazio al cuore. Il chiasso interiore impedisce al cuore di raccontare il suo amore e quindi impedisce a Dio la possibilità di manifestarlo.

Vuoi che “non ci venga nascosto il volto di Dio”? Tu che cerchi il volto del Signore, vuoi trovarlo? Trova il tempo e lo spazio del silenzio, il clima e la condizione della contemplazione, l’esperienza del cuore puro o proteso alla purificazione. Altrimenti Dio non è sperimentabile. Non lo si può “vedere”.

Signore, se la mia vita non percorre i sentieri della solitudine abitata da te, abitata dal colloquio intimo con te, non potrò mai vederti. Rimarrai sempre per me un desiderio velleitario, un’illusione della mia fantasia. Non avrò la grazia di incontrare il Dio del “roveto”, che mi ferisce e mi manda.

Durante la preghiera il volto di Gesù diventa, anche per il nostro sguardo debole, il volto del Figlio Amatissimo, splendente e sfolgorante.

Davanti agli occhi dei tre discepoli si svela il mistero di Gesù di Nazareth. La contemplazione diventa totale,  per quanto è possibile a due occhi di carne.

Cosa vedono i nostri occhi? Il Figlio di Dio eterno e santissimo, quello che le nostre mani ogni giorno toccano e le nostre orecchie ascoltano e del quale le narici sentono il profumo immortale.

Non è una visione immediata, perché Pietro e i suo compagni sono “oppressi dal sonno”. Soltanto quando si svegliano dallo smarrimento “vedono la sua Gloria e i due uomini che stanno con lui”.

Forse mai capirò compiutamente che per incontrarti e vederti, Signore, devo scuotermi dal sonno che mi opprime. Il mio amore è sonnolento, appesantito da infiniti orpelli. Il mio amore non riscalda il cuore e non si accorge di te. Svegliami, Signore da questo torpore di morte. Da questa fede precaria. Dalla cronicità di una speranza sempre vacillante.

Pietro, Giacomo e Giovanni, quando ravvivano il loro sguardo, vedono la meravigliosa rivelazione del Maestro.

E’ ancora un vedere che si accontenta di ciò che appaga e suscita il desiderio, in attesa di una purificazione piena: “E’ bello per noi restare qui, Maestro. Facciamo tre capanne”. Non sanno andare oltre. Ancora una volta non sanno quello che dicono. Confondono il segno con la realtà. Si accontentano di un bagliore e dimenticano il Sole.

E’ proprio vero che noi ci accontentiamo del poco che sperimentiamo nel cammino verso il Signore. Ci accontentiamo delle briciole che raccogliamo da terra per non fare la fatica di cuocere il pane. La misura colma, sovrabbondante e rigogliosa ci fa paura. Richiede uno svuotamento dell’anima da ogni zavorra.

Signore, il giorno nel quale accetterò di invertire rotta per seguire le tue orme, potrò dire, a ragione, che è bello stare con te. Allora saprò anche accettare che tu mi riporti alla vita e mi accompagni verso il monte della Crocifissione. L’alleanza decisiva con te viene sigillata con quel sangue che gronda sul mondo. Inizierà il nostro “esodo” e ci ritroveremo liberi a contemplare la Pasqua. Oggi è il momento del “non ancora”. E’ il momento della fede oscura e certa: l’alba del Terzo Giorno. Il mio cuore ne sa qualcosa. E anche tu, Gesù, ne sai qualcosa.

Lungo la strada verso Gerusalemme, luogo della passione e della morte, sperimenteremo la nascita dell’uomo trasfigurato. Ritroveremo dentro di noi l’uomo assalito dal terrore, nella profonda notte, come avviene ad Abramo che domanda un segno sulla veridicità della promessa che Dio gli sta facendo. Il fuoco del Signore scende e brucia le offerte, brucia il nostro cuore, lo passa per il crogiuolo. Nel segno del fuoco Abramo comprende e noi comprendiamo che di Dio ci si fida senza vedere. Di Dio ci si fida per amore.

 

 

Don Mario Simula

 

F.to M.Simula

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