UNA DONNA CHE GUARDA

Se il segreto diventa amore condiviso

Una donna che guarda del 25 Aprile 2018 - Audio: d. Mario Simula
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Giovanni 20, 11-18

 

Soffrivo. Soffrivo di solitudine. Avevo perso l’amore. Avevo perso l’Amato. Vagavo di notte e di giorno. Cercavo l’Amato del mio cuore.

Chi l’aveva portato via? Dove l’avevano nascosto?

Se mi avvicinavo al sepolcro, non riuscivo a trattenere il pianto. Un pianto di dolore e di amore. Senza tregua, senza conforto, abbondante e in nessun modo capace di lenire la sofferenza.

Mi affacciai alla tomba. Due angeli in bianche vesti sedevano l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.

Non sapevo se fosse un segnale di speranza, la fiammella che tiene desta la prospettiva dell’incontro col Signore. Poteva anche essere la definitiva morte della speranza.

Essi vedevano le mie lacrime. Non potevano rimanere indifferenti. Era molto chiaro che il mio cuore era spezzato.

Mi rivolgono la parola: “Donna, perché piangi?”. Non sanno nulla di me, allora. Sembrano non comprendere che una vita trascorsa nel fango, in mezzo allo sfruttamento da parte di chi lo desidera, è un peso insopportabile. Oggi più di ieri. Ieri era la mia vita. Oggi era il ricordo di una vita che non esisteva più. Mentre esisteva l’esperienza di un incontro ineguagliabile e irrepetibile con Gesù. Lui soltanto era stato capace di far nascere dal mio amore dannato, un amore fresco e felice. “Donna, perché piangi?”.

“Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Il vero, unico motivo del pianto di questa donna è l’assenza buia del Signore. La Luce si era oscurata. La gioia si era appassita. Il gaudio dell’incontro era diventato solitudine senza dialogo, senza il reciproco incrocio di sguardi e di intese limpide e purissime.

In questo momento di tragedia umana e spirituale avviene l’inatteso, l’imprevedibile, il capovolgimento di una vita che andava spegnendosi.

Mi voltai indietro, alla ricerca disperata di qualcuno che mi parli, sapendo cosa dirmi. Aspetto qualcuno che mi riporti lo splendore, che ravvivi la mia esistenza. Vedo Gesù in piedi, ma non sapevo, non potevo sapere che era Gesù. Nemmeno il bruciante desiderio di un incontro riusciva a farmi intuire anche soltanto una scintilla della sua presenza.

Mi domanda: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Due domande che non fanno altro che confondermi ancora di più i sentimenti del cuore. Sicuramente stavo parlando con il custode del giardino. “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”.

Dove può arrivare il mio amore. Così lontano da diventare irrazionale, insensato. Come avrei potuto prendere io il corpo di Gesù? Dove l’avrei custodito? E poi il corpo di un morto?

Voglio trovarlo. A tutti i costi voglio trovarlo. Anche il corpo senza vita riempie la mia vita.

Gesù mi dice: “Maria!”. Mi chiama per nome. Come infinite altre volte. Con quella soavità di ogni volta. Con la bontà di ogni volta. Con la tenerezza di ogni volta.

Se mi chiama per nome è Lui, Gesù. Ho ritrovato Colui che il mio cuore ama. Nessuno sa pronunciare il mio nome  in questo modo. E’ Lui. Non ho più dubbi. Non ho più dolore. Non ho più voce per dire la gioia. Non ho più parole adeguate per raccontare l’irraccontabile.

Mi voltai d’istinto, con tutta la mia persona: lo sguardo, le orecchie, le mani, i piedi, il cuore. Ero tutta lì. Anche con i ricordi. Anche con le esperienze. Gridavo: “Maestro! Maestro!”. Era Lui, Gesù il Signore.

Volevo stringere i suoi piedi, come il giorno nel quale li bagnai con le lacrime, li unsi con i profumi e li asciugai con i cappelli.

“Non mi trattenere, Maria! Adesso sai che sono vivo, il Vivente, il Risorto. Adesso conosci la verità tutta intera. Adesso il tuo cuore è appagato. Ha trovato l’Amore. L’Amore si è fatto trovare. Va dai miei fratelli e di’ loro che sto per ritornare al Padre. Ma resterò nella tua vita come un amore inestinguibile, come un fuoco che brucia, come l’Amore che non si dissolverà mai. Sarai con me una cosa sola. Anche i miei fratelli saranno con me una cosa sola. Da questo momento esiste soltanto l’amore. Lo voglio vivere con voi, con te, per sempre”.

Corsi per portare il mio racconto: “Ho visto il Signore!”. E continuo a vederlo sempre, giorno e notte. Quando piango e quando sono felice. Quando provo nostalgia e quando tocco con mano la sua presenza in me. Ormai nessuno potrà rubarmi l’Amato del mio cuore”.

Don Mario Simula

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