Don Mario Simula

" Sono prete.

La grazia di esserlo è solo dono di Dio. Lo dico perché il Signore mi ha preso “come sono” e mi ha affidato un compito delicato e speciale, nonostante  conoscesse i limiti e le povertà che mi “vestono” da sempre. Segno evidente che Lui non si preoccupa più di tanto. E non mi meraviglia. Se ho le labbra impure, è pronto il fuoco che le purifica, bruciandole. Se non so parlare, è Lui che mette sulla mia bocca le parole giuste, incoraggiandomi a non avere paura. Se il mio cuore si chiude, duro e impenetrabile, sa Lui come fare per cambiarlo con un cuore di carne. Di che cosa devo avere paura? Che io sia prete, è anche e soprattutto “affare suo”. Anche mio, certamente. Perché non mi sento come “un asino e un mulo senza intelletto”. Qualche dono riesco a ritrovarlo in me. Se ci penso, concludo che “anche il dono è un dono”. E ritorno immancabilmente a Dio “datore di ogni dono”. ...Continua...

11/03/2015

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" IL Baladeur ... "

 

 

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05/03/2015

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3° Domenica di Quaresima

"I Mercanti del Tempio"

 

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"Il Deserto"

 

30/01/2015

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"Un Santo di Sassari, meraviglioso come ogni giovane e ogni ragazzo coraggioso"

Riflessioni:

Unguento per il cuore

una goccia al giorno verso ... Pasqua

Preghiera davanti alla mia fragilità

 

“Gesù, Signore mite e buono della mia vita,servo della mia debolezza e della fragilità che è nel mio corpo e mio cuore, ti offro tutto quello che sono. Nient’altro posso donarti. Mi sento povero e affidato ad una precarietà che, se tu non l’avessi condivisa con me, mi sarebbe apparsa come una terribile ingiustizia.

Sento che ogni giorno sono legato ad un filo tenue incerto vulnerabile. Cosa posso presumere di me stesso? Di che cosa posso vantarmi? Quali ricchezze posso elencare? Quando al mattino mi alzo e rivedo, per tua grazia, il giorno, faccio l’esperienza di un “graziato”: ho ricevuto ancora una volta il dono di esistere, di respirare, di pensare. E di questo ti ringrazio subito con gioia. Ti metto in mano le mie ore. Ognuna di esse è preziosa, opportunità ancora una volta regalata a questa creatura che sperimenta tutti i limiti e nessuna certezza. Eppure comprendo che accorgermi anche fisicamente della mia fragilità mi fa rimanere nell’umiltà. Non ho nulla da pretendere, soltanto molto da riconoscere di buono in me. Mi sento piccolo. Più vicino alla terra che non al cielo. Non è una stranezza. Devo ritornare alla terra prima di incontrare il cielo. Guarda il mio corpo acciaccato, i miei giorni che passano, le delusioni che irrompono quando credo di avere raggiunto chissà quali traguardi. Guarda i miei sentimenti incontrollabili, a volte. Guarda i pensieri poco miei e molto presi in prestito da altri. Guarda i miei progetti: devo farli, ma non sono blindati in cassaforte. Se penso, o Signore, che Tu hai voluto condividere proprio questa condizione, fino ad arrivare all’angoscia mortale dell’agonia e al tormento disperante della croce, mi sento in pace.

Capisco che c’è la pasqua. Capisco che c’è la risurrezione”.

 

Oggi ti chiamo a condividere con me il rapporto che esiste tra la nostra persona e le nostre fragilità. E’ un dovere di realismo farlo. E’ un impegno che abbiamo con la verità di noi stessi. Non possiamo vivere da superuomini, senza limiti, immortali, capaci di tutto e con poteri illimitati. E’ un grande abbaglio. Ci smentisce la vita quotidiana che non è una passerella di star o di idoli.

Quando ero piccolo e poi bambino dipendevo in tutto dagli altri. La sicurezza mi veniva dall’amore e dalla tenerezza degli altri. Se mi avessero abbandonato, e spesso avviene, sarai stato in balia di una burrasca inesorabile. Quando sono diventato fanciullo e ragazzo, mi sono detto: “Adesso è la volta buona per contare!”. Niente. Ho avuto bisogno dei genitori che mi curavano, degli insegnanti, degli educatori, di una società che mi offriva servizi, diversamente impossibili. Da giovane ho fatto i conti con l’incertezza della vita, nonostante i miei studi e i diplomi. Una volta diventato adulto, il lavoro ha preso il sopravvento togliendomi tutto il tempo e molta serenità. Anche la vita di famiglia, che poteva essere un momento di ristoro è stata spesso una caterva di conflitti. I figli: che gioia, che noia, che schiavitù, quanti fastidi!

Diventato anziano ti minaccia la cultura dello “scarto”. Ti senti più messo da parte che utile e amato. Forse sfruttato. E intanto si fanno strada tutti i problemi di salute, di attenzione da parte degli altri, di posto significativo all’interno dei contesti vitali.

Provo a darti un messaggio positivo:

  • È sempre bello amare, nonostante tutto. L’amore attenua e rende vivibile la fragilità. Ama.

  • E’ sempre prezioso essere utili. Servire con gusto, gratuitamente, con gioia dà senso alla vita. Servi.

  • E’ sempre saggio restare con i piedi per terra. Si diventa maestri di realismo, di concretezza e di vita. Sii realista.

  • E’ sempre esemplare riconoscere i propri limiti. Significa che ti accetti senza riserve. Accettali.

  • E’ nobile e dignitoso vivere la malattia, le crisi, gli sbandamenti, gli sbagli senza distruggersi. Vuol dire che hai raggiunto la sapienza. Vivili.

  • E’ meraviglioso iniziare ogni giorno con la luce negli occhi, nel cuore, con ottimismo, qualunque sia la tua condizione. Vuol dire che hai imparato davvero a vivere. Scegli sempre la luce.

E se tante volte ti sembra di essere brutto, antipatico, indisponente, noioso, sorridi con gusto perché finalmente puoi condividere con tutti gli altri le stesse povertà e le stesse fragilità. Buon lavoro!

“Gesù, questa è quaresima? E’ la quaresima vera che corrisponde alla vita. E’ il cammino per essere nella pace. E’ l’opportunità per esserCI simpatici. Se ti ami come io faccio con te sarai veramente felice”.

 

Don Mario Simula

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